Linate, Malpensa “sostenibile” e la terza pista

Al convegno per parlare di Malpensa e territorio ha parlato anche Pierfrancesco Maran, assessore all'urbanistica di Milano. Il Comune, "proprietario dell'aeroporto", che detta la linea

jimmy pasin maran

«Malpensa ha ancora bisogno di uno spazio per crescere?», questa è la domanda che si sono posti i comitati della rete Malpensa durante l’incontro di sabato 21 settembre alla biblioteca comunale di Somma Lombardo: un’assemblea aperta, risultato di studio e divulgazione tecnico-scientifica da parte della Rete comitati Malpensa per discutere apertamente sul tema dell’aeroporto alla quale hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano Pierfrancesco Maran (proprio il Comune è tra gli azionisti di Sea, società di gestione dell’aeroporto).

A presentare il convegno Jimmy Pasin, che ha rivelato al pubblico una riflessione sulla ricerca di equilibro tra Malpensa ed il territorio che lo circonda. «Se parliamo, dunque, di un equilibrio da ricercare significa che ora ci troviamo in una situazione di squilibrio».

Malpensa ha delle specificità, ha spiegato Pasin, che lo rendono un aeroporto a sé stante rispetto a tutti quelli d’Europa – «e mi azzardo a dire anche del mondo»: è l’unico aeroporto tra i trenta principali d’Europa ad avere a fronte piste una quota così alta rispetto alle piste stesse; «sono aree, quelle dei comuni circostanti, che non dovrebbero esistere rispetto al fronte piste». I decolli, poi, sono tutti verso nord, ed anche questo è un caso particolare: «gli altri aeroporti hanno la possibilità di spalmare le partenze verso più direzioni, mentre Malpensa per questioni di vento e territorio non può fare lo stesso». «In ogni caso mi preme precisare che nessuno dei comitati qui rappresentati è anti-Malpensa, nessuno vuole bloccare l’aeroporto, ma bisogna instaurare un dialogo tra Malpensa ed il territorio circostante».

Presenti anche Oreste Magni di Ecoistituto del Ticino, Barbara Maggetto di Legambiente Lombardia, Matteo Quadranti (parlamentare Repubblica elvetica), Gioia Gibelli (consigliere del Parco del Ticino), Marinella Colombo (consigliere della provincia di Varese), il rappresentante dei comuni dell’altomilanese Francesco Gritta e Mauro Croci in rappresentanza dei comuni del Cor2.

A fare gli onori di casa il sindaco Stefano Bellaria, portavoce dei comuni del Cuv: «Insieme agli altri sindaci dei comuni del Cuv presenteremo a Sea delle proposte concordate tramite un approccio sindacale, che si concentrano in prospettiva dello sviluppo dell’aeroporto, perché ormai il Bridge è già passato». Gli ambiti di intervento in cui rientrano le proposte sono la sostenibilità, le azioni concrete per l’inquinamento acustico – «ragionando rispetto alle ore di decollo, gli orari di utilizzo delle piste che non vengono mai rispettati» -, migliorando le condizioni di rilevazione acustiche. Bellaria ha poi parlato del tema delle virate politiche tariffarie, differenziando le tariffe di handling in base al tasso di inquinamento dell’aereo (più si inquina più costa il biglietto); «bisogna soprattutto favorire le compagnie che adoperano aeromobili di nuova generazione, tassando invece di più chi non li usa». Bellaria ha poi parlato di ricadute occupazionali e di programmazioni concrete per il territorio. Sempre secondo il sindaco, poi, bisogna capire quale sia la capacità di sopportazione del territorio: ogni nuova attività deve svilupparsi nell’area di Malpensa, «senza espansioni all’esterno».

«C’è da dire – ha concluso il sindaco – che Sea rispetto agli anni scorsi ascolta molto di più il territorio, ma in molte riunioni ha preso atto di aver perso la fiducia del territorio e dei cittadini. Deve fare qualcosa per riconquistarla. Ad oggi Sea sta rispettando le norme, ma non gli abbiamo detto che non ci accontentiamo, non ci sta prendendo in giro. Noi ne dobbiamo prendere atto per andare oltre».

Rappresentante di Milano – azionista principale di Sea – l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran: «Non si può più pensare che lo sviluppo economico e l’ambiente siano nemici. Inoltre, due delle principali paure del territorio negli ultimi quindici anni sono in via d’archiviazione, perché anni fa pensavamo di chiudere definitivamente Linate e trasferire tutto a Malpensa – e ora non è certo pensabile. In più ora non si parla più nemmeno di terza pista. Anni fa questi due fattori non erano scontati». Inoltre, rifacendosi al green new deal promosso dal nuovo governo ha fatto riferimento agli interventi che tassino le soluzioni inquinanti: «Sul fronte aeroportuale bisogna avere la forza di andare non verso una tassazione fine a sé stessa, ma che si basi sul tipo di aeromobile: solo così si può accelerare la riduzione dell’impatto inquinante».

E riguardo al Masterplan che Sea presenterà nei prossimi mesi? «Il Masterplan deve essere una modalità di lavoro reale con il territorio per affrontare i problemi. Inoltre, avendo Malpensa il 15% di export in tutta Europa, il resto degli aeroporti del paese non può certo incrementare il suo export per salvaguardare il sonno delle persone che abitano intorno a Malpensa». «Bisogna lavorare secondo una chiave più ampia, Sea vuole sicuramente ascoltare il territorio, non sempre ci riesce al meglio ma ora è disposta a farlo».

Il 25 settembre, alle ore 20.45, sarà la data di una seconda assemblea pubblica che verterà sullo stesso tema.

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Pubblicato il 21 settembre 2019
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