Prodi: «L’Europa e il Paese hanno bisogno di unità. Di Renzi non parlo»

L'ex presidente del consiglio è intervenuto all'inaugurazione della nuova academy della Deles, azienda leader nel packaging. «Germania, Francia e Italia devono unire le forze perché la pace non è una cosa scontata e la Cina non sta a guardare»

Romano Prodi, ospite dell’impresa Deles di Uboldo, ha parlato per buona parte della mattina della necessità di ritrovare unità e compattezza a livello europeo per contrastare l’egemonia di Cina e Stati Uniti e dare una prospettiva al Paese. Ma non appena gli si chiede della scissione di Matteo Renzi dal Pd, il professore glissa le domande e fila via seguito dal fedele ex portavoce Sircana.

Prodi è intervenuto all’inaugurazione della nuova Academy della Deles, azienda leader nel packaging che per l’occasione ha organizzato una tavola rotonda alla presenza degli studenti del liceo sportivo e dell’istituto tecnico di Saronno. «Per anni si è detto che le imprese erano necessarie ai giovani – ha esordito Stefano Scaroni, ceo di Deles – Credo che anche i giovani siano necessari per le aziende».

Sul palco  c’era uno spaccato realistico del mondo del lavoro, a partire dalla manager Marina Verderajme (Job Farm) che ha sottolineato l’importanza di ristabilire il dialogo tra mondo della scuola e mondo del lavoro, ancora troppo disallineati  per poter dare risposte coerenti alle richieste del mercato. Risposte che cercano anche le grandi multinazionali, non solo le piccole imprese. «Le aziende vengono dai designer – ha detto Francesco Zurlo, professore del Politecnico di Milano – per capire quale direzione prendere, dove andare. E noi possiamo rispondere perché al centro del nostro studio mettiamo la dimensione pratica del prodotto di design che è per sua natura rivolto al futuro».

I ragazzi sono profondamente cambiati rispetto a venti anni fa così come è cambiato il modello cognitivo. Il triangolo saper essere, saper fare e saper è collassato su se stesso. «Oggi – ha spiegato Zurlo – definiamo mappe e diamo bussole ai giovani per orientarsi».

L’evoluzione nella formazione ha cambiato anche la modalità della costruzione della catena del valore che non è più sequenziale. «Si è passati da una dimensione di professione a una di progettazione – ha affermato Matteo Ingaramo, direttore generale di Polidesign -. Credo che la vera sfida di questi ragazzi sia amare di nuovo il proprio lavoro. E questo è possibile perché nelle economie creative, com’è quella attuale, la catena del valore è tutta da costruire e dovete farlo voi».

Il mondo delle imprese deve dunque diventare partner delle università nel tracciare le nuove mappe del sapere per orientarsi nelle nuove economie. Riccardo Comerio, imprenditore e presidente dell’università Liuc di Castellanza, ha preso spunto da uno slogan appeso alle pareti della Deles: dove nascono le idee per le imprese di domani. «Ventotto anni fa, quando l’Unione degli industriali della provincia di Varese ha fondato la Liuc, aveva in mente proprio questo. I recenti dati più che positivi diffusi da Alma Laurea, circa il tasso e i tempi di occupabilità dei nostri laureati, altro non sono che i frutti di investimenti in un modello che risponde alle esigenze del territorio. Per molto tempo si è detto che la Liuc era stata fondata dagli imprenditori per i loro figli. Questo non è più vero da tempo perché la gran parte dei nostri studenti viene da fuori, dalle regioni di tutta Italia e anche dall’estero».

C’è sicuramente un problema di orientamento scolastico che Comerio ha richiamato ricordando il caso degli Its (Istituti tecnici superiori), una formazione terziaria di grande specializzazione che garantisce un lavoro sicuro, ma poco gettonata tra i giovani e poco sostenuta dalle loro famiglie. Basti pensare che gli studenti in Italia che fanno questa scelta sono circa 15mila contro i 650mila della Germania.

Su questo tema il professor Prodi, per sua stessa ammissione, ha voluto recitare il ruolo di Pierino. «Per anni ci siamo allontanati dall’istruzione tecnica – ha detto l’economista – perché i genitori per i propri figli volevano i licei, dimenticando che l’Italia del Dopoguerra l’hanno costruita i periti industriali. E considerato che ci sono licei di ogni sorta, proporrei di istituire anche i licei tecnici così i genitori saranno contenti».

Sollecitato dalle domande dei ragazzi il professore ha richiamato l’importanza dell’unità europea. «Ricordo a voi tutti che ci sono 23 cinesi per ogni italiano – ha concluso Prodi – e che i cinesi studiano latino e inglese. La Germania, la Francia e l’Italia devono unire le forze perché la pace non è una cosa scontata e la Cina non sta a guardare. Ci siamo già passati durante il Rinascimento. Eravamo i più bravi di tutti ma con la scoperta dell’America e la prima globalizzazione, l’Italia, che era divisa, è scomparsa dalle cartine e dalle rotte che contavano».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 17 settembre 2019
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