Divertitevi e prendetevi cura dell’altro

L'economista Stefano Zamagni è intervenuto all'incontro che si è tenuto nell'Aula Magna dell'Università dell'Insubria per parlare di responsabilità e libertà

Generico 2018

Dopo l’intervento a Varese di Stefano Zamagni, l’inferno in poche ore si è riempito di giuristi, giornalisti, imprenditori, politici e soprattutto di economisti, cioè tutte quelle categorie di persone, che, pur conoscendo la verità, contribuiscono a nasconderla.

«I cattivi non sono quelli che fanno il male ma coloro che non fanno il bene». Zamagni parla con lo stesso impeto di un profeta, scomunicando e beatificando, convinto com’è che la sua religione, l’economia civile, sia l’unica scelta possibile per  civilizzare un mercato che ha avuto la grande colpa di aver sostituito la felicità con l’utilità.

Il numeroso pubblico presente nell’Aula Magna dell’università dell’Insubria è talmente coinvolto dalle parole dell’economista che qualcuno risponde direttamente ad alta voce alle sue provocazioni sulla questione ambientale, sulla finanza e sull’aumento sistemico della diseguaglianza economica confusa, spesso e a torto, con la povertà. «È povero – ha sottolineato Zamagni – chi vive con meno di due dollari al giorno, nel mondo sono circa 820 milioni di persone in diminuzione dal 2001. La disuguaglianza sociale invece misura la distanza che esiste tra diversi gruppi sociali».

Zamagni mette al bando la parola meritocrazia perché «serve solo a coprire un’ideologia che disprezza il povero, mentre la meritorietà è un’opera di giustizia». Condanna la doppia morale che ha sostenuto il sistema della finanza fino a oggi, dove è possibile fregare legittimamente il prossimo. Un’ipocrisia che è stata svelata dalla crisi del 2008, troppo tardi per contrastare oggi il sentimento di sfiducia tra le persone nei confronti del sistema.

L’economia civile si contrappone all’economia politica perché la prima punta alla massimizzazione del bene comune mentre la seconda si traduce nel disinteresse verso l’altro perché ognuno pensa a se stesso. «Non si può essere felici da soli – sentenzia Zamagni – ma bisogna essere almeno in due. La prosperità deve essere inclusiva». Il tempo di relazione è tempo di cura e le cose si fanno anche per amore e carità.

«Quando il sole tramonta non piangere perché le lacrime ti impedirebbero di vedere le stelle». Zamagni chiude con questa citazione del poeta indiano Tagore aggiungendo la sua massima preferita: «Bisogna divertirsi», con responsabilità.

(nella foto, da sinistra: Marta Zighetti, Silvia Giovannini, Stefano Zamagni, Cristiana Schena e don Michele Barban)

Gli economisti hanno dimenticato la felicità pubblica

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 22 ottobre 2019
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