Gli imprenditori devono allenarsi a crescere

Sono sempre di più le imprese che si rivolgono al mercato dei capitali per finanziare la crescita, dall'emissione di minibond alla quotazione in borsa. Roberto Grassi presidente di Univa: «La nostra sfida è pensare più in grande, ecco perché crescere è importante»

Generico 2018

Nel maggio del 2014 all’università Liuc di Castellanza, Fabio Brigante manager di Borsa italiana, disse che il 90 per cento delle pmi italiane non era pronto per la quotazione, e che per superare questa situazione era necessario un cambiamento culturale e organizzativo a tutti i livelli: dagli imprenditori ai manager, dai professionisti ai consulenti.

A distanza di 5 anni quel cambiamento è in corso come dimostrano i risultati presentati al convegno “Dalle emissioni obbligazionarie alla quotazione: la raccolta di capitale per la crescita e lo sviluppo delle imprese“, organizzato dall’area finanza di Univa e dall’ordine dei commercialisti.

Le domande di fondo sul tema rimangono ancora aperte. Parlare di disclosure dei documenti e di governance delle imprese, come hanno sottolineato i due presidenti degli ordini dei commercialisti di Busto Arsizio e Varese, Paola Castiglioni e Luisa Marzoli, vuol dire toccare punti sensibili nella cultura dell’imprenditore. Ma il punto centrale rimane la diffusione della conoscenza degli strumenti di finanza alternativa. «Le banche rimangono dei partner essenziali – dice Roberto Grassi presidente dell’Unione degli industriali della provincia di Varese – ma i dati forniti da Bankitalia confermano le difficolta di accesso al credito delle imprese italiane soprattutto per le pmi: nel 2018 sono stati erogati 47,9 miliardi di euro in meno di finanziamento. E la nostra sfida è pensare più in grande, ecco perché le imprese devono crescere».

Le imprese possono dunque “divorziare” dalle banche, che rimangono ancora il migliore strumento per il breve periodo. Ma per sviluppare una serena e lunga convivenza è meglio che gli imprenditori imparino a conoscere e utilizzare gli strumenti di finanza alternativa che vanno dall’emissione di minibond (obbligazioni) fino alla quotazione in borsa, passando dal private equity, venture capital e crowdfunding. Per farlo, però, devono prepararsi.

Borsa italiana ha predisposto il programma Elite, che prepara appunto alla quotazione e non solo, a cui hanno aderito ben 1.300 imprese di cui 800 italiane. Una sorta di palestra dove gli imprenditori e i manager imparano tutto quello che c’è da sapere per stare sul mercato dei capitali e migliorare il proprio rating. «Elite ci accompagna da tempo e con successo sull’Aim (il mercato di Borsa italiana riservato alle Pmi, ndr) – spiega Fabio Brigante – Ormai un terzo del mercato sono operazioni che riguardano pmi, con una capitalizzazione media inferiore ai 50 milioni di euro. In questo modo l’investitore può collocare i suoi soldi sulle eccellenze italiane».

Quando parliamo di eccellenze parliamo delle prime cento nicchie di mercato al mondo, dove le imprese italiane occupano stabilmente le posizioni di vertice. «Allora, perché non andare sul mercato dei capitali?- continua Brigante – Se si è quotati si danno più garanzie di trasparenza e si consolida la propria reputazione. Ecco che cosa è cambiato rispetto a cinque anni fa: quelle eccellenze oggi sono più consapevoli del loro valore e della necessità di comunicarlo al mercato».

Sia ben chiaro, la Borsa non interviene nella governance delle imprese, ciò che richiede è solo la massima trasparenza. L’Aim Italia, che non ha barriere quantitative all’entrata, ha avuto una crescita esponenziale, passando dalle 5 imprese quotate nel 2009 alle 130 attuali appartenenti a 15 settori diversi per un totale di 6,7 miliardi di capitalizzazione aggregata e 53 milioni di capitalizzazione media.

Negli ultimi anni in provincia di Varese sono state diverse le esperienze di quotazione attraverso il programma Elite: il gruppo Tps (Technical Publications Service) impresa del settore aeronautico, Sostravel che opera nei servizi ai viaggiatori, Lu-Ve azienda specializzata in scambiatori di calore e Openjobmetis la prima agenzia per il lavoro a quotarsi in borsa.

«Si raccoglie capitale per vari motivi – sottolinea Anna Lambiase, commercialista e ceo e founder di IrTop consulting – uno di questi è finanziare la crescita. Nel 2018 i ricavi delle quotate in Aim sono cresciuti mediamente del 30 per cento grazie al capitale raccolto».

Se la motivazione principale per cui gli imprenditori vanno sul mercato è legata a progetti di sviluppo, c’è chi sceglie la quotazione anche per creare o rafforzare un brand, per favorire la managerializzazione dell’impresa o per dare una exit a proprietari e azionisti.  «C’è anche un impatto positivo sull’economia nazionale in termini occupazionali – osserva la manager – Sono oltre 20mila le risorse impiegate con una crescita del 54 per cento dalla data di Ipo, cioè dall’offerta pubblica iniziale».

Gli imprenditori, dunque, devono allenarsi a crescere. In questa prospettiva il programma predisposto da Borsa italiana è la palestra attrezzata allo scopo. «Elite ha il compito di dare consapevolezza all’imprenditore di che cosa ha in mano – spiega Andrea Tessitore, senior advisor  Elite – e di quali sono le varie opzioni per finanziare la sua impresa. Il 95 per cento delle imprese è ancora finanziato dalle banche». Spesso l’imprenditore che va in banca non sa nemmeno spiegare i suoi piani di crescita, cioè utilizza quella che si definisce una narrazione inadeguata.
«Dobbiamo smontare l’idea che la quotazione non serva quando si va bene – conclude Tessitore – La crescita va sempre accompagnata per permettere alle imprese di prendere il treno quando passa».

Con la quotazione in Borsa si migliora la narrazione dell’azienda

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 25 ottobre 2019
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