“Con Harry Potter a Busto, sul binario che non esiste”

Sull'indicatore di stazione, nella serata di lunedì, è comparso il binario 6. Che esiste, ma non fa servizio viaggiatori. Un dettaglio nel marasma del rientro dei pendolari: "Non esistono protocolli per uscire in tempi ragionevoli dagli eventi straordinari"

Busto Arsizio varie

«In vent’anni di pendolarismo, non mi era mai capitato di partire da un binario che non esiste: mi son visto con Hermione Granger a prendere il treno al binario 9 e 3/4 della stazione di Busto Arsizio».

Usa il sarcasmo, Stefano Marchionna, nel raccontare un dettaglio del pomeriggio da incubo vissuto da migliaia di pendolari, a causa di un investimento sui binari a Canegrate e del rientro alla regolarità che ha richiesto ore.

Ancora alle 19.30, a due ore e mezza dalla ripresa della circolazione, molti treni sono partiti con ritardi molto consistenti. Ma non solo: anche la gestione nelle stazioni si è rivelata carente, dice Marchionna, anche oggi alle prese con una giornata di ritardi più “ordinari”. «Sono arrivato al binario 1, senza che ci fosse alcuna indicazione o comunicazione in stazione dell’arrivo del treno per Domodossola. Tutti i treni per Domo venivano indicati al binario 4, quello di uso normale». Con possibili disagi a chi doveva salire a Busto e magari anche altri ritardi (i tempi di “incarrozzamento” sono uno degli elementi che a volte ritarda la tabella di marcia).

Ma l’aspetto più paradossale è stata, appunto, la comparsa sugli indicatori a Busto Arsizio del binario 6. Che esiste, ma non ha una banchina, quindi non viene utilizzato per servizio passeggeri. «È una follia. Paradossalmente una persona poteva non sapere che il binario non ha marciapiedi e poteva decidere di attraversare i binari per raggiungerlo». 

Per Marchionna è un segnale, seppur circoscritto, della più ampia difficoltà a gestire gli imprevisti. «Ancora nella giornata di ieri si ha avuto l’impressione che non esistano protocolli per uscire in tempo ragionevole da eventi straordinari». Come nel caso degli investimenti, imprevisto sì «ma che si presentano sempre più spesso» (nonostante grazie a consistenti investimenti sia rimasto un unico passaggio a livello e tutte le stazioni abbiano sottopassaggi, va detto).

«Mettiamo nelle loro mani la loro vita, a due anni da Pioltello si ha la sensazione che la situazione non sia cambiata. Mentre la politica fa lo scaricabarile». In riferimento alle polemiche accese tra Regione (che controlla Trenord) e Stato (che controlla Rfi, gruppo Fs)

«Non si può chiedere ai pendolari pazienza nelle condizioni normali e poi lasciarli alla follia in caso di eventi straordinari». E se il modello lombardo si è fin qui caratterizzato per l’alta frequenza delle corse (almeno due treni l’ora su tutte le linee suburbane, almeno uno l’ora sulle linee secondarie), dall’ottica del pendolare emergono dubbi sulla tenuta di questo modello: «Meglio pochi treni che arrivano in orario, piuttosto che troppi treni che poi si rivelano inaffidabili».

 

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it

Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare a VareseNews.

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Pubblicato il 29 Ottobre 2019
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