Premio Chiara, vince Marta Morazzoni

La vincitrice scelta fra una terna di sole donne: non accadeva dal 2000. In rosa anche il Chiara Giovani

Avarie

Un testa a testa emozionante, terminato alle 19.20 di domenica con lo spoglio in diretta che ha incoronato Marta Morazzoni, scrittrice gallaratese che col suo “Il dono di Arianna” ha vinto la 31° edizione del Premio Chiara.

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Le finaliste del Premio Chiara al Maga 4 di 12

La consegna del premio è avvenuta alla presenza del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana che si è complimentato per l’alto valore culturale della manifestazione.

Il pomeriggio alle Ville Ponti è stata pure l’occasione per decretare il vincitore del Chiara Giovani che è andato a Chiara Aquilino, classe 1997, di Gallarate con Pensieri di un perfetto sconosciuto.

È la seconda volta, in trentun anni di esistenza del Premio Chiara, che la terna di finalisti era composta da sole donne (l’unico precedente fu nel 2000).

La giuria era presieduta da Romano Oldrini («chissà se il Pierino lassù sarà contento»: applausi) e composta da Vittorio Colombo, Luca Crovi, Robertino Ghiringhelli, Maurizio Lucchi, Francesca Manfredi, Luigi Mascheroni, Mauro Novelli, Ermanno Paccagnini, Luca Saltini, Gianni Spartà, Stefano Vassere e Andrea Vitali.

Sempre la Giuria letteraria ha indicato, tra le opere non giunte in finale, un segnalato di un autore felice interprete del territorio insubre. Viene pertanto selezionato: Davide Van De Sfroos, Ladri di foglie, La nave di Teseo con la seguente motivazione:

“Canta-autore di grande talento, capace di tratteggiare con maestria luoghi e persone tra neorealismo e visioni oniriche.”

Premio Chiara 2019

Le opere in finale

Beatrice Masini, Più grande la paura, Marsilio

L’OPERA Protagonisti di queste storie sono i bambini. Bambini felici e bambini che non lo sono stati, abusati dagli adulti per troppo amore, come la piccola figlia di Byron, o per troppo odio, come i bambini rapiti, gli scomparsi, gli interrotti. Bambini coraggiosi, che evocano mostri come lo Striglio per combattere ingiustizie, e bambine immaginifiche che hanno tanto letto da poter domare “Le tigri di Mompracem” e trascorrere il pomeriggio con Heathcliff a “Cime tempestose”. In questi racconti c’è l’infanzia per la quale la vita è un’avventura che non deve per forza finire bene o un viaggio che non sempre contempla il ritorno.

L’AUTRICE Milano, 1962. Editor, autrice di opere per l’infanzia e stimata traduttrice (tra gli altri, si è occupata della traduzione di diversi volumi della saga di Harry Potter di J.K. Rowling). Nel 2010 Bambini nel bosco, edito da Fanucci, è stato selezionato al Premio Strega, mentre con Tentativi di botanica degli affetti, di Bompiani, ha vinto il Premio Selezione Campiello, il Premio Alessandro Manzoni e il Premio Viadana nel 2013. Le sue opere sono tradotte in venti paesi. Si è aggiudicata più volte il Premio Andersen – Il mondo dell’infanzia, sia come autrice che come traduttrice.

Laura Morante, Brividi immorali, La nave di Teseo

L’OPERA Famiglie, coppie in crisi, omicidi e amici: storie di verità taciute che assumono, senza volerlo, le sembianze di una bugia. Tradimenti e paure alimentati da vecchi rancori o da accadimenti fortuiti, fraintendimenti e rimpianti serbati per anni che arrivano improvvisi a scompaginare le carte, a scrivere da capo un inizio o una fine, mandando all’aria ogni morale. Irregolari e spiazzanti, quasi si muovessero al ritmo di un’improvvisazione jazz, diversissimi eppure legati nel profondo, i Racconti e interludi di Laura Morante si spalancano come finestre spazzate da venti umorali su un mondo di relazioni e affetti, attraversato da una quotidiana violenza, piccola o grande.

L’AUTRICE Inizia la sua carriera da giovanissima, prima nella danza con la compagnia di Patrizia Cerroni, poi in teatro con Carmelo Bene, al cinema con Giuseppe e Bernardo Bertolucci, Nanni Moretti, Mario Monicelli, Gianni Amelio, Pupi Avati, Peter Del Monte. Nel corso degli anni si cimenta con il cinema italiano e straniero, lavorando con autori di grande prestigio come Monteiro, Malkovich, Tanner, Vecchiali e Resnais. Forte di premi e riconoscimenti per la sua carriera di attrice, nel 2012 esce Ciliegine, il suo primo film come regista (Globo d’oro come Regista rivelazione). Nel 2016 firma la sua seconda regia con il film Assolo. Brividi immorali è il suo esordio letterario.

Marta Morazzoni, Il dono di Arianna, Guanda

L’OPERA Come avvicinare oggi i miti greci? Marta Morazzoni entra quasi di soppiatto, da una porta socchiusa, nella sala delle divinità e degli eroi di quel mondo che la letteratura ha già a lungo percorso. E lo fa in libertà, rileggendo e modificando le linee del racconto. Nelle pagine di queste storie, dove compaiono tra gli altri Clitemnestra e Agamennone, Teseo, la bella Elena con la sua corte di sciagure, Alcinoo e Nausicaa, o un giovane molto simile a Edipo, non c’è un’aderenza rigorosa alla tradizione classica, ma nemmeno un’intenzione trasgressiva. Più semplicemente, da quella mitologia, con cui l’autrice ha confidenza fin da bambina, è sgorgata una vena narrativa senza schemi, ma con radici ben piantate nella terra ellenica.

L’AUTRICE Nata a Milano, ha insegnato lettere in una scuola superiore. Laureata in filosofia con Remo Cantoni alla Statale di Milano, ha tenuto rubriche di critica teatrale su riviste specializzate. Il suo primo libro, i racconti de La ragazza col turbante (1986), ha ottenuto uno straordinario successo critico sia in Italia sia all’estero, dove è stato tradotto in nove lingue. Analogo consenso hanno ricevuto anche i tre volumi successivi: L’invenzione della verità (1988, premio Campiello), Casa materna (1992, premio selezione Campiello) e L’estuario (1996). Ha pubblicato poi Il caso Courrier, Una lezione di stile e Un incontro inatteso per il consigliere Goethe, Trentasette libri e un cane, Lezioni svizzere. Nel 2014 per Guanda esce il libro-inchiesta Il fuoco di Jeanne, sulla storia di Giovanna d’Arco. Nel 2018 è stata premiata con il Premio Fondazione Campiello alla carriera.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 ottobre 2019
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