I Caduti di Maccagno e l’omaggio agli undici monumenti

La grande estensione del paese e l'attaccamento alle tradizioni: cronaca di una giornata intensa

Avarie

Per non dimenticare Maccagno con Pino e Veddasca, 3 novembre 2019.

Si parte, per una lunghissima giornata dedicata al ricordo di quel 4 novembre 1918, per rendere omaggio a tutti i soldati morti oltre un secolo fa.

Il Comune di Maccagno con Pino e Veddasca, con i suoi 42 chilometri quadrati, è il secondo dopo Varese, tra tutti i Comuni della Provincia, per estensione territoriale. Oltre ad avere dieci cimiteri, può contare ben undici Monumenti in ricordo dei suoi caduti, compreso il Sacrario garibaldino della Forcora.

Dal 4 novembre 2014 (la fusione dei tre Comuni è avvenuta il 4 febbraio dello stesso anno), è usanza fare visita a ciascuno dei cippi e deporre una corona di alloro. Cerimonia che si ripete anche il 25 aprile di ogni anno, nell’Anniversario della Liberazione.

Una tradizione che il Sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera, mantiene viva da quando ha iniziato il suo lungo mandato, nel 2004. Una via crucis laica, come suole definirla, per non dimenticare quella immane tragedia che vide oltre 5 milioni e seicentomila di nostri concittadini italiani mobilitati, 650 mila morti, 950 mila feriti e 600 mila tra dispersi e prigionieri.

Tutta la cittadinanza è invitata. Oltre al Sindaco, i rappresentanti delle Istituzioni, i Prosindaci, gli Amministratori, i Carabinieri, la Polizia Locale, la Protezione Civile, gli Alpini, i Parroci, la Banda musicale, le scolaresche rappresentate dal loro neoeletto Sindaco del CCR, il Consiglio Comunale dei Ragazzi.

Sotto una pioggia torrenziale, davanti al Monumento a Pino, a due passi dal confine svizzero, la tromba suona le tristi note del “Silenzio”: tutti sull’attenti, il Sindaco legge i nomi dei caduti.

All’appello, come si usa, gli astanti rispondono “presente”; don Eugenio Rossotti benedice i quattro soldati che partirono da quel luogo e non fecero più ritorno.

A Garabiolo è don Franco Bianchini a ricordare le quattro vittime, così come a Campagnano.
Molti di questi morti erano Alpini, e a loro toccò scrivere alcune delle pagine più eroiche e drammatiche di quel conflitto.
“Sono la tua bandiera, l’Italia, la tua Patria.
Ricordati di me, onorami, rispettami e difendimi. Fammi sventolare alle tue finestre, mostra a tutti che tu sei
italiano. A l z a b a n d i e r a ! !….”.

Così inizia la cerimonia in Largo Alpini. Dopo l’Inno di Mameli le parole del Sindaco che, davanti ai bambini e ai ragazzi delle scuole – accompagnati dalle insegnanti e dalle famiglie – ricorda con commozione e rabbia i tremendi anni della Prima Guerra Mondiale.

Certo, oggi viviamo in Pace e ci sembra di parlare di cose lontanissime da noi. Non è così. Oggi la nostra Guerra si chiama egoismo, indifferenza, superficialità. Non dimentichiamo che, se la nostra generazione e quella dei nostri padri hanno conosciuto oltre 70 anni di pace, questo lo si deve a un’Europa che ha saputo diventare la casa comune di tante Nazioni diverse. Lo voglio ribadire oggi, epoca nella quale in molte parti si gioca allo sfascio di un’Istituzione che resta, invece, un baluardo della nostra libertà. Il nostro 4 novembre oggi si chiama solidarietà, fratellanza, disponibilità, accoglienza.
Non sono concetti astratti, ma sono invece i concetti sui quali si fonda la nostra Costituzione repubblicana, la stella polare del nostro vivere quotidiano”.

Segue lo schieramento del corteo, che si dirige prima davanti al Monumento di Maccagno Superiore, dove i bambini cantano “La leggenda del Piave” e si alternano nella lettura di poesie che parlano del conflitto mondiale. Poi ci si sposta a Maccagno Inferiore, per deporre un’altra corona di alloro. Tocca ora al diacono Armando Caretti benedire i cari soldati. La mattinata si conclude con la Santa Messa officiata da don Franco Bianchini insieme con il diacono.

Accanto all’altare della Chiesa di Santo Stefano, i rappresentanti della Polizia Locale e del Gruppo degli Alpini.
Ma la giornata non è finita. Nel pomeriggio, alle 14.20, davanti al Monumento di Cadero, don Viniero Roncarati recita il “De Profundis” in latino davanti al primo dei cippi che si trovano in Valveddasca. La pioggia non cessa, crepita sui cappelli e sulle divise dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine e degli Alpini, che non si riparano sotto gli ombrelli.

A Graglio, il Sindaco ricorda il compianto Silvano Dellea, vigile della Polizia Locale di Maccagno, che lo scorso anno proprio durante questa ricorrenza era con noi, prima che il tragico e violento incidente pochi giorni dopo, il 12 novembre, alla funivia di Monteviasco, gli spezzasse la vita.
E la via Crucis continua: Armio, Lozzo, Biegno. Fino alla conclusione nel Sacrario dei Garibaldini, nella Chiesa al Passo Forcora.

Una lapide così recita: “A perenne ricordo di epiche gesta dei combattenti varesini della Divisione Italiana Partigiana “Garibaldi” – continuatrice della Divisione Alpina Taurinese e Divisione Fanteriada Montagna Venezia – e al nobile sacrificio del Prode che sulle aspre vette della Balcania ignoto giace.
Sia legge di vita dei vivi la ragione di morte dei morti. Tendere a Dio – servire la Patria salvare l’Umanità”.

Ormai è buio, volge al termine una fredda e uggiosa giornata dedicata a commemorare 79 giovani soldati costretti a partire, a lasciare i loro affetti, le loro case, per non fare più ritorno.

Alla domanda provocatoria fatta in Chiesa durante la celebrazione della Messa dal diacono Armando, “perché fare questa manifestazione?”, il Sindaco ha risposto semplicemente: “Perché noi, e coloro che vi hanno preso parte, ci crediamo. Crediamo sia doveroso rendere omaggio a chi, con il sacrificio del bene più grande dato in dono ad ogni essere umano, la vita, ha combattuto per regalarci la Libertà”.
E noi abbiamo il dovere, la responsabilità di conservarla e trasmetterla ai nostri figli, ai nostri nipoti.

Costanza Guerri

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 08 Novembre 2019
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