La seconda vita di Francesco, il senza tetto aiutato dai City Angels

Una storia di delusioni e partite perdute, ma non abbastanza da non poter rinascere. È la storia di Francesco che grazie ai City Angels ha trovato casa e lavoro

francesco senza tetto busto arsizio

Francesco (il nome è di fantasia per tutelare la sua privacy) è uno di quelli che ce l’ha fatta a lasciare le fredde panchine delle stazioni o dei parchi, i dormitori e le mense dei senza tetto. Ci ha voluto raccontare la sua rinascita tramite una realtà importante del territorio, quella dei City Angels, gli angeli della notte dal basco blu e dalla giacca rossa.

Francesco oggi ha cinquantasette anni, una vita di lavoro alle spalle e un sogno incompiuto; lavorò per diversi anni nella metalmeccanica, poi per altrettanti anni si occupò di contabilità e archivio in una banca, fino al 2014 in cui iniziò i viaggi tra Italia e Perù per realizzare con la moglie un sogno: un outlet di abbigliamento per bambini nella terra bianco rossa del Sud America.

Qualcosa però è andato storto e il loro sogno non è stato portato a termine: «Mandai giù tre container pieni di vestiti, ma non sono mai arrivati; quando andai là ho trovato tutto ammucchiato e cotto al sole», ha raccontato Francesco. Quel sogno infranto portò ad una perdita rilevante di denaro, poi alla rottura con la moglie e infine al voler stare solo, ma in pace: «Mia moglie non mi cacciò mai di casa, ma io non stavo più bene e dopo tre giorni fuori casa, al freddo, tramite un conoscente avvocato e gli assistenti sociali di via Roma sono arrivato al rifugio». Senza più soldi e con un tetto solamente per dormire, quello del rifugio della stazione FS, «passavo 12 ore fuori perché il rifugio era chiuso tutto il giorno fino a sera, dormivo un’ora e mezza e poi andavo a lavorare come panettiere».

Francesco, al dormitorio della stazione dall’ottobre 2016, dopo un infarto e diverse notti passate in macchina «perché se al rifugio ti lamenti di qualcosa ti cacciano», vide la sua vita cambiare dall’estate 2017 quando la gestione del rifugio passò nelle mani dei City Angels. «Abbiamo conosciuto Francesco che dormiva in macchina e abbiamo puntato molto su di lui poiché diede diversi segnali di voler risorgere» ha spiegato Andrea Menegotto, coordinatore provinciale dei City Angels. «Grazie ai City Angels che si sono fidati ho fatto un bel cambio di vita; non avrei mai pensato di arrivare dove sono adesso; il mio punto di riferimento sono stati Tiger e Trilly (il coordinatore Andrea Menegotto e la moglie Ambra, ndr)».

Fondamentale fu la squadra degli angeli della notte, ma decisivo e dal cuore grande fu Nicola, allora nuovo “acquisto” dei City Angels che dopo essersi dedicato al rifugio con migliorie varie e aver conosciuto i residenti, offrì a Francesco quel “treno che passa una volta sola”: «Non mi ricordo bene come è andata, mi ricordo solo che è arrivato al rifugio Nicola e mi ha chiesto i documenti. – ha raccontato Francesco – Ho pensato che fosse il momento di combattere perché se no non avrei potuto vincere. Ho capito che era la volta buona, era il treno da prendere».

Quel treno gli è stato proposto da Nicola Molfetta, oggi vice caposquadra della sezione dei City Angels di Varese e titolare di Effeciemme Group, un’azienda di componenti per il settore petrolifero, in campo internazionale dal 1995, con una quarantina di dipendenti, dove Francesco oggi «lavora in produzione e si occupa della finitura di componenti metallici; mi ha sorpreso la sua costanza e la sua precisione, nonostante le varie problematiche, anche fisiche; non ha mai mollato la presa. – ha raccontato il titolare Nicola Molfetta – Inoltre, nell’ottica di diventare un’azienda certificata nell’ambito ambientale, abbiamo fatto piccoli investimenti ed è stata decisione unanime quella di assegnare il compito di responsabile della raccolta differenziata a Francesco».

Ed è così che Francesco, senza un tetto a Busto Arsizio arriva a Carnago con una bicicletta elettrica offerta dalla moglie; trova un appartamento, lo arreda e riempie la credenza con l’aiuto degli angeli rosso blu; inizia un percorso psicologico per voltare definitivamente pagina, infine Nicola gli offre il tempo indeterminato e riesce a passare dalla sella della bicicletta a quella della moto, che «non è esattamente quella che sognavo, ma mi accontento. – racconta Francesco – Torno a casa stanco, ma sono sereno. Ho avuto la fortuna di essermi curato e ora ho la salute quindi non mi manca niente e per questo non finirò mai di ringraziare i City Angels e il titolare Molfetta che mi ha dato un posto di lavoro che rispetto come fosse casa mia».

«Si tratta di progetti complicati che misuriamo col tempo; purtroppo il senza dimora è abituato ad oziare durante il giorno quindi è difficile mantenere il lavoro svolto, ma desideriamo vivere i valori dell’associazione quotidianamente anche fuori delle ore di servizio e per questo ce l’abbiamo messa tutta. Anche se – ha precisato il coordinatore Menegotto – spesso pensiamo di salvare le persone, in realtà gli diamo solo una spinta, poi le persone si salvano da sole. È stato bravo Francesco a prendere quel treno».

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Pubblicato il 24 febbraio 2020
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