Le campane “scaccia virus“, compagnia e sostegno delle valli

Il don: “Scandiscono il tempo della preghiera, i miei parrocchiani le attendono ogni giorno“

Avarie

Ore 18.30, tutti zitti che ci sono le campane da ascoltare. Gli anziani delle valli, ma anche i giovani si fermano, si fanno il segno della croce e si mettono a pregare.

Succede a Maccagno con Pino e Veddasca, vasto comune con popolazione a puntini sulle valli e più presente verso il lago, dove da giorni  don Franco Bianchini ha preso la decisione di far suonare tutti i campanili delle chiese del paese per tenere uniti i fedeli.

Parroco di Maccagno da almeno 20 anni, don Franco non ha dubbi: «I miei parrocchiani aspettano ogni giorno questo momento, ed è un momento in cui tutti noi non ci sentiamo soli. Una preghiera, un pensiero rivolto ai nostri cari serve sempre».

Così verso l’imbrunire arrivano i rintocchi di Santo Stefano e Materno, San Martino e Silvestro, San Carlo, e delle chiese di Pino e Tronzano Lago Maggiore.

Proprio così, le tanto discusse, a volte odiate campane che tolgono forse alcuni momenti di sonno, le “vecchie“ campane, roba da medioevo che serviva a scandire il tempo non solo della preghiera, ma anche del lavoro nei campi, tornano d’attualità e rievocano il potere di un simbolo nel momento più buio.

Don: di che cosa c’è più bisogno in questo momento? «Occorre prendere coscienza della situazione. La paura esiste ed è quella che permette di capire le cose. Attualmente siamo in contatto con le catechiste che a loro volta informano le famiglie dei ragazzi e il suono della campana unico momento nel quale ci si sente comunità».

«Colpisce, in questo momento, il senso di fragilità che abbiamo. Siamo fragili: questo ci fa rendere coscienza che siamo soggetti a situazioni di paura e incomprensione. Per questo la gente ha di sentirsi comunità. Questa è la cosa più importante, ricompattare il senso di appartenenza per uscire da questa situazione».

di andrea.camurani@varesenews.it
Pubblicato il 11 marzo 2020
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