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Pazienti curati a casa, ma è necessario il saturimetro

La medicina del territorio si organizza per affrontare l'emergenza coronavirus. La cooperativa Medici Insubria mette a disposizione la propria centrale per coordinare le attività di assistenza. Ma occorre avere a casa il macchinario che controlla la quantità di ossigeno nel sangue

pulsimetri/saturimetri

Domande specifiche per tracciare il quadro della situazione. Poi la decisione: chiamare il 112 o seguire il paziente da casa.

Chi si ammala, in questi giorni, e ha sintomi febbrili deve rivolgersi al  proprio medico di medicina generale: « Noi abbiamo avviato un protocollo ben specifico di presa in carico d’intesa con Ats Insubria – spiega il dottor Gianni Clerici, della Cooperativa Medici Insubria che conta 230 dei circa 900 medici di medicina generale delle province di Varese e Como – Le domande sono precise: la  febbre, la saturazione del sangue e la frequenza cardiaca. Il paziente, appena ha qualche avvisaglia della malattia, è invitato ad acquistare il saturimetro in farmacia così da poter fornire i parametri importanti. In base alle risposte, il medico può decidere di proseguire nel monitoraggio  o di approfondire ulteriormente: ci sono circa 8 centri medici del privato accreditato che hanno costruito percorsi “covid” dedicati dove si eseguono la tac al torace e l’esame del sangue. A distanza di qualche ora, il medico può già vedere gli esiti degli esami e così ha una fotografia precisa per gestire il paziente. Meglio a domicilio».

Il percorso definito d’intesa con Ats Insubria e allargato a tutti i medici di famiglia richiede però che il paziente abbia il saturimetro, oggetto che sembra sia diventato raro: « Regione Lombardia ha chiuso ieri la gara d’appalto per l’acquisto e dovrebbero arrivare a breve – spiega il dottor Clerici – Come cooperativa, però, ci siamo anche attivati per procurarceli in tempi veloci, attraverso canali nostri».

Con la scheda compitala, il paziente riceve almeno due telefonate al giorno dal medico ma anche dal nostro centro servizi della Cooperativa medici Insubria dove ci sono 8 persone che quotidianamente assistono telefonicamente i pazienti in carico e gestiscono gli appuntamenti per gli esami ematici e le tac: « I centri hanno dedicato degli spazi nelle loro agende che ci permettono di avere in tempi rapidi gli appuntamenti. I nostri pazienti si recano al centro di cura con tutti i presidi di protezione e vengono accolti in percorsi riservati ai sospetti Covid 19. Gli appuntamenti sono sufficientemente distanziati così che nessuno incontra altre persone».

I parametri vitali sono fondamentali per seguire l’evoluzione della malattia: « In questo momento, la nostra provincia ha numeri contenuti. La nostra cooperativa ha un’ottantina di casi covid da seguire. Questo ci permette di monitorarli con attenzione. Ma ci stiamo organizzando con percorsi sempre più dettagliati e protocolli, perché non sappiamo ancora prevedere quando e come finirà questa emergenza».

C’è poi il problema delle bombole di ossigeno necessarie quando si presentano sintomatologie più serie: « Non è un problema, al momento. Certo, non abbiamo grosse disponibilità, ma la richiesta è contenuta».

Il problema su cui ora stanno lavorando è per il “disarruolamento” del paziente: « Una volta che il paziente preso in carico è guarito dobbiamo certificare la negatività con un doppio tampone. E questo è il prossimo modello che stiamo mettendo a punto d’intesa con Ats. Sono al lavoro medici e tecnici per costruire il protocollo di certificazione della negatività».

Accanto agli ospedali e parallelamente ai reparti di alta intensità di cura, il territorio fa la sua parte. Da Cooperativa Medici Insubria è partito l’invito a tutti i medici di famiglia a fare fronte comune e condividere software e protocolli, percorsi e centrale operativa per rendere efficiente la presa in carico al domicilio del paziente.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 aprile 2020
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