A distanza e con le mascherine manca la relazione educativa

A queste condizioni la Bottega delle scoperte non riapre: "Ai bambini servono relazioni e spazi più ampi, non più stretti, anche all'aperto"

Laboratori creativi per bambini alla Bottega Delle Scoperte

“Mi rendo conto che cercare soluzioni per la riapertura non sia semplice, ma mi pare che si sia data talmente tanta attenzione all’aspetto sanitario che ci si è dimenticati di quello relazionale e quindi educativo. Perché l’educazione è innanzi tutto una relazione, affettiva ed esplorativa”.
Parte da questa riflessione la decisione dell’educatrice Silvia Sciacca di non riaprire la sua Bottega delle scoperte. Non ancora, non a queste condizioni.

I bambini hanno subito molte privazioni, a lungo, in questa quarantena: “Ma non per questo va bene qualsiasi cosa pur di riaprire scuole ed asili – avverte l’educatrice – Davvero possiamo farci bastare un accudimento sorvegliato? E la relazione, l’affetto, l’esplorazione? Come me altre colleghe di scuole, asili e associazioni, si pongono le stesse domande in questi giorni”.

Purtroppo l’impressione che emerge dalle linee guida e dai primi documenti è che sia prevalsa la necessità di dare sicurezza agli adulti, molto spaventati in questo momento, ed è comprensibile. Ma quando è la paura a prevalere si tende a guardare indietro, a ciò che ci conforta solo perché conosciuto. E così si pensa a campi estivi dove i bambini non si tocchino, con le mascherine, scuole in cui restano rigorosamente a distanza e fermi nei banchi se non per andare alla lavagna. E la cooperazione, i lavori di gruppo, lo scambio?
La struttura educativa non può accontentarsi di essere una scatola, un contenitore in cui stare. Quella educativa è una struttura da vivere dove il bambino esplora, esplorando conosce e quindi cresce. Chiedere a un bambino di non fare il bambino forse non ha senso”.

Cosa si propone di fare allora? Di guardare avanti. Pensare a delle soluzioni che garantiscano sicurezza dal punto di vista sanitario, ma che facciano tesoro di tutte le esperienze educative portate avanti negli ultimi anni guardando al futuro, non al passato. “Che nel comitato di esperti siano incluse anche le persone che vivono quotidianamente con i bambini e possono farsene interpreti, e le persone che negli anni hanno sperimentato soluzioni nuove e diverse“, propone Silvia Sciacca, citando esperienze che arrivano da tutta Italia.

A partire dalla dirigente scolastica di Salerno Maria De Biase che già prima del Covid19 proponeva di utilizzare per la didattica anche altri spazi, dai musei alle chiese passando per associazioni e campi sportivi. “Spazi più ampi, dove bambini possano essere più liberi, non più costretti”, afferma Silvia Sciacca citando anche,  sulla stessa lunghezza d’onda. la ricerca di Francesco Tonucci (direttore del dipartimento di psicopedagogia dell’Istituto di Psicologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche  – CNR), autore della Città dei bambini, basata proprio sull’idea dell’intero villaggio che educa un bambino.
E poi c’è l’educazione nel bosco, dall’asilo di Paolo Mai, a Ostia Antica, all’elementare pubblica rivoluzionata nell’astigiano da Giampiero Monaca.

Questi sono solo alcuni esempi: “Spero che esperienze come queste e quelle portate avanti in altri Paesi europei da sempre molto attenti ai bambini, siano prese in considerazione per rivedere l’approccio alla futura riapertura di scuole, asili e servizi per i bambini, tenendo conto dei fondamentali aspetti relazionali e psicologici. Tutti questi divieti invece che aiutare i bambini generano uno stato d’abbandono per l’eccessivo carico di adempimenti burocratici e rigidità”.

 

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Pubblicato il 29 maggio 2020
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