Emirates torna a Malpensa, ogni volo è un respiro

A bordo c'erano solo ottantotto passeggeri, comunque più di quelli arrivati il giorno prima. Ma i numeri per ora valgono a poco: ci si aggrappa a ogni singolo movimento

Malpensa Generiche

Dopo Doha, il Dubai. Lo scrivevamo qualche giorno fa: ogni singolo volo, in questi giorni grami, è una piccola speranza a cui aggrapparsi. E così anche il ritorno di Emirates a Milano Malpensa, il 21 maggio, è stato salutato con soddisfazione.

E pazienza se, dicono i numeri, a bordo c’erano solo ottantotto passeggeri. Il giorno prima, sul volo di Qatar, erano in quarantasette (anche per effetto delle norme di distanziamento), qui quasi si raddoppia. Son calcoli che non valgono, in una situazione ancora d’emergenza. Vale invece la realtà, valgono i volti sorridenti, gli abbracci e le lacrime di chi torna in Italia dopo mesi di attesa di un volo.

Dopo Doha, «il Dubai», con quel vezzo del gergo aeroportuale che indica i voli al maschile, con il nome della località o quello della compagnia, omettendo le parole che non sono necessarie, come fossero peso da portare a bordo. Chi ci lavora, in aeroporto, sa che ogni volo – «lo United», il «Miami» e così via – ha dietro decine di persone, ore di lavoro. Autisti di bus e scalette, addetti ai bagagli, tecnici sotto bordo, rifornitori, addetti ai check-in e al catering. Ecco perché ogni volo è importante: lo era ieri, quando ogni nuova rotta o frequenza era una piccola conquista, un mattoncino da aggiungere al castello dell’aeroporto. Lo è ancora oggi, che ogni volo è una boccata d’ossigeno, mentre ancora migliaia di persone sono in cassa integrazione (non sempre anticipata, nei servizi) o sono a casa.

Milano è una delle nove destinazioni con cui riparte Emirates, una compagnia ” di lusso”, di quelle che valgono, anche in termini di valore dei servizi. Oggi l’aeroporto di Milano fa a malapena mille passeggeri al giorno, che sono una bella parte di quelli di tutto il Nord Ovest padano (qualcosa fa TorinoCaselle, una inezia vale per ora Orio al Serio): per ora si parte e si approda al Terminal 2, mentre le previsioni di massima sono di riaprire il Terminal 1 tra due settimane, al 15 giugno.

Per metà giugno qualcosa riparte, altro si muoverà da luglio: c’è attesa per i piani precisi delle low cost Ryanair e Easyjet, mentre anche compagnie “turistiche” come Aegean (da giugno) e Icelandair (da inizio luglio) riprogrammano una parte della loro attività. È anche paradossale: la parola d’ordine “vacanze in Italia” qui suona minacciosa, perché il sovranismo vacanziero – definiamolo così – è scelta legittima in tempi di crisi sanitaria, ma rischia di tenere a terra ancora a lungo gli aerei.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 22 maggio 2020
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