Tra euforia ed incertezza, così il commercio si prepara a ripartire

Ascom, Distretto del Commercio e commercianti del centro spiegano come negozianti, baristi, ristoratori, parrucchieri si stanno preparando alle riaperture previste per il 18 maggio

giovedì in centro busto arsizio

Incertezza, euforia, paura, rabbia, entusiasmo. Sono contrastanti i sentimenti che agitano i commercianti e gli esercenti di Busto Arsizio a meno di 72 ore dalla tanto attesa fase 2 della riapertura. C’è chi teme di non poter riaprire lunedì e forse mai più, c’è chi sta preparando le vetrine, chi sta effettuando sanificazioni, chi installando dispositivi per la sicurezza e riorganizzando gli spazi interni. C’è grande movimento dietro le serrande ancora abbassate dall’8 marzo.

Per capire a che punto siamo abbiamo ascoltato i pareri di tre rappresentanti del variegato mondo del commercio cittadino: il presidente di Ascom Busto Arsizio, Rudy Collini, il presidente del Distretto del Commercio, Matteo Sabba, e la presidente del Comitato dei Commercianti del Centro Cittadino, Alessandra Ceccuzzi.

141tour, 141tour foto, busto arsizio

Rudy Collini si è trovato alla guida dell’associazione di categoria nel momento certamente più difficile e complicato della storia del commercio. A lui abbiamo chiesto qual è la situazione dal suo osservatorio.

«Siamo in una situazione di vera incertezza, soprattutto sui protocolli di riapertura. Difficile non essere amareggiati per la difficoltà causata anche dalla mancanza di regole certe per riaprire e siamo a venerdì pomeriggio. C’è un po’ di euforia per l’apertura ma anche incertezza e paura. Il tema dominante è quello della responsabilità dell’imprenditore nei confronti dei dipendenti e dei clienti».

Quanti riapriranno lunedì?

«Credo che il 100% degli appartenenti alle categorie che hanno saputo la data di riapertura il 4 maggio siano pronti. Un po’ perchè i protocolli non sono poi così difficili da mettere in atto e un po’ perchè, avendolo saputo con un certo anticvipo, hanno avuto il tempo di prepararsi. Più difficile, invece, fare una previsione per tutti quei pubblici esercenti (ristoratori, baristi, parrucchieri, estetisti) che ancora adesso non hanno informazioni certe sulla possibilità di riaprire e in quale modalità, a partire da lunedì. Temo che anche se la Regione darà il via libera in molti aspetteranno».

Come si è sviluppato il dialogo con l’amministrazione comunale in questi mesi?

«Posso ritenermi soddisfatto di come il sindaco e l’assessore al Commercio Maffioli hanno gestito il rapporto con la nostra associazione e con le categorie che rappresenta. La manovra di bilancio che azzera la Tosap e che sconta Tari, Tasi e Imu è una buona base di partenza. Sono contento anche del fatto che molti locali fuori dalla ztl possano utilizzare spazi esterni come marciapiedi o parcheggi per poter accogliere più clienti. Bene anche lo sconto Imu per i proprietari di negozi che sconteranno gli affitti ai loro conduttori».

Cosa si sente di dire ai cittadini di Busto Arsizio?

«Di fare acquisti sul territorio per due motivi: in questo modo si aiuterà i commercianti a risollevarsi ma anche la città intera a generare introiti fiscali per il Comune che, se da una parte ha deciso di “dare” 5 milioni di euro per la ripartenza, dall’altra dovrà “prendere” per non mettere in difficoltà le casse comunali e i servizi, di conseguenza».

alessandra ceccuzzi

Alessandra Ceccuzzi, presidente del Comitato Commercianti del Centro, siete pronti a riaprire?

«Lo siamo. Abbiamo cercato di seguire tutte le linee guida e di usare il buon senso dove non c’era la norma. Abbiamo lanciato un sondaggio per capire quali saranno le esigenze sugli orari di apertura perché bisognerà capire quanto tempo ci vuole a servire un cliente, quanti clienti sono pronti a tornare in centro per fare compere. Per ora non pensiamo ad un allungamento dell’orario perché le vie si svuotano sia a pranzo che dopo le 18».

Quindi sarà importante ancora di più la ripartenza di bar e ristoranti?

«Sono uno dei fattori principali per fare in modo che le persone restino in giro durante la pausa pranzo o per l’aperitivo. Non so quanti bar e ristoranti riapriranno già lunedì e molto dipenderà dal flusso di gente. A differenza dei negozi per questo tipo di esercizi il costo del personale incide molto di più. Un negozio non apre in 2 minuti. Molti stanno già mettendo mano ai propri locali ma solo chi ha meno costi fissi riaprirà subito. Viviamo una situazione di incertezza senza precedenti».

Cosa si augura maggiormente in questo momento così delicato?

«Che i cittadini siano responsabili. In questo momento ci viene chiesto grande senso di responsabilità e i comportamenti individuali possono incidere molto sugli altri, sia in senso negativo che positivo».

La manifestazione degli esercenti

Dopo le proteste in piazza e le campagne social, il presidente del Distretto del commercio, Matteo Sabba, sembra essere tornato a toni più pacati ed è molto concentrato sui temi concreti.

«È una ripartenza ancora col punto di domanda. Stiamo portando avanti una serie di iniziative di comunicazione: cartellonistica con le regole che devono essere conosciute sia dagli esercenti che dai clienti (aspettiamo il decreto definitivo che recepisca anche il protocollo dell’Inail) ma anche a distribuire, più semplicemente, delle sedie per le persone anziane che sono costrette a fare file fuori dai negozi».

In che modo, poi, il Distretto del Commercio può essere utile alla ripartenza?

«Finalmente Regione Lombardia ha pubblicato un nuovo bando per i distretti del commercio per la ricostruzione e sviluppo economico del territorio. Stiamo lavorando per partecipare e attrarre risorse per gli esercenti. Altro aspetto su cui si sta lavorando è un nuovo concept di movida. Non ci sarà più un Busto Estate come lo abbiamo conosciuto fino ad ora ma una versione attenta alla sicurezza che ha due mission: tornare a far vivere la socialità e la seconda è quella di fornire strumenti agli esercenti per lavorare bene e meglio con eventi sparsi in tutti i quartieri per evitare l’assembramento in centro. In sostanza possiamo dire addio allo struscio e alle famose vasche in centro».

Quanto possono essere importanti le esperienze al di fuori di Busto Arsizio?

«Molto. Ci stiamo guardando intorno per capire come stanno facendo anche altre regioni, ad esempio l’Emilia Romagna dove si sta immaginando un modello che non prenda in considerazione le distanze di sicurezza».

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 15 maggio 2020
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