Massafra (Uil): “A giugno verseremo 10 miliardi per la nuova Imu, un’imposta ingiusta”

Dei 25 milioni di proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale, il 41%  sono lavoratori dipendenti e pensionati

Uil

«Il 16 giugno verseremo 10,1 miliardi di euro per l’acconto della nuova Imu, nata dalla fusione dell’Imu con la Tasi. Il conto totale a fine anno sarà di 20,3 miliardi di euro. Dentro questa fase critica almeno la metà di quel gettito si potrebbe far risparmiare alle famiglie che fanno grandi sacrifici per pagare il mutuo della casa».  Antonio Massafra, segretario generale della Uil provinciale, tiene in mano l’ultimo rapporto Imu stilato dal Servizio lavoro, coesione e territorio della Uil. Uno studio analitico che pone molti interrogativi sul livello di equità della nuova imposta a partire dal fatto che dei 25 milioni di proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale, il 41%  sono lavoratori dipendenti e pensionati.

UN’IMPOSTA SALATA
«Il costo medio complessivo dell’Imu su una “seconda casa”, ubicata in un capoluogo di provincia – spiega Ivana Veronese, segretaria confederale Uil – sarà di 1.070 euro medi, di cui 535 da versare con la prima rata di giugno, con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città. Prendendo in considerazione i costi Imu sulle prime case cosiddette di lusso – abitazioni signorili, ville e castelli, sempre ubicate in un capoluogo di provincia, il costo medio è di 2.610 euro, 1.305 euro per l’acconto, con punte di oltre 6 mila euro nelle grandi città».

Chi possiede una seconda pertinenza dell’abitazione principale della stessa categoria catastale (cantine, garage, posti auto, tettoie) dovrà versare l’Imu/Tasi con l’aliquota delle seconde case, con un costo medio annuo di 56 euro (28 euro saldo), con punte di 110 euro annui. «La media dell’aliquota applicata per le seconde case tra Imu e Tasi – continua Veronese – ammonta al 10,4 per mille e, in molti Comuni (480 municipi di cui 18 città capoluogo), è in vigore “la ex addizionale Tasi” fino a un massimo dello 0,8 per mille, introdotta per finanziare negli scorsi anni le detrazioni per le abitazioni principali, così da portare in questi Comuni l’aliquota fino all’11,4 per mille».

IL VALORE DEGLI IMMOBILI NON È REALE
In questo quadro giocano un ruolo fondamentale le rendite catastali. E considerato che l’ultima revisione degli estimi catastali risale al 1989, bisognerebbe rivedere il valore attuale degli immobili che in buona parte non corrisponde più alla realtà.

LA LOTTA ALL’EVASIONE DEVE PARTIRE DAI TERRITORI
Massafra non esita a chiamare tutto questo «un’ingiustizia», perché l’investimento, il rischio e i sacrifici per acquistare una casa sono a carico delle famiglie. «Da tempo la Uil insiste per una reale riforma dell’Irpef – sottolinea il segretario provinciale – dove per reale si intende una via praticabile e non il taglio di cinque punti percentuale dalla sera alla mattina, sapendo che la rinuncia a un solo punto costerebbe 5 miliardi di minori entrate per lo Stato».

Secondo il segretario provinciale della Uil, l’unica soluzione che potrebbe dare risultati immediati è una seria lotta all’evasione fiscale. «Dobbiamo però essere consapevoli del fatto – conclude Massafra – che la stragrande maggioranza del gettito fiscale proveniente dalla lotta all’evasione fiscale non arriva dal territorio, perché nei comuni gli amministratori sono troppo impegnati a governare il consenso e non a realizzare politiche di equità e giustizia sociale».

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 13 Giugno 2020
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