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Insubria impegnata nello studio delle ossa storiche

Sono ripartiti da pochi giorni, con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, gli scavi sul sito di San Biagio in Cittiglio e nella Cripta della settecentesca Chiesa di Santa Maria Maggiore a Vercelli

Osteoarcheologi e paleopatologi dell'UNiversità dell'Insubria

Il team del Centro di ricerca in osteoarcheologia e paleopatologia dell’Università dell’Insubria ha ripreso nei giorni scorsi le sue attività con un importante lavoro in Piemonte, nella Cripta della settecentesca Chiesa di Santa Maria Maggiore a Vercelli, sotto la quale un’antica leggenda racconta che scorrerebbe un “fiume di ossa”.

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Studenti e borsisti guidati da Marta Licata hanno allestito un laboratorio per eseguire le analisi e le indagini macroscopiche sugli inumati della chiesa, al fine di redigere uno studio antropologico e paleopatologico che aiuterà a svelare aspetti altrimenti inesplorabili dell’antica popolazione. Il progetto dell’Insubria è stato approvato da monsignor Giuseppe Cavallone della Curia di Vercelli, dall’architetto dei beni della Diocesi di Vercelli Daniele De Luca e da Francesca Garanzini della Soprintendenza archeologica.

Intanto proseguono le attività sul nostro territorio. Sono ripartiti da pochi giorni, con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, gli scavi sul sito di San Biagio in Cittiglio: finanziati grazie al progetto di ricerca “archeogenomica” di Marta Licata e Francesco Pallotti e condotti in collaborazione con l’associazione amici di San Biagio, guidata da Antonio Cellina.

Nel prossimo anno accademico, il laboratorio allestito nella navata della chiesa di Cittiglio ospiterà anche gli studenti e i tirocinanti di diversi corsi di laurea per le esercitazioni pratiche. Questa nuova campagna di scavi concluderà l’esplorazione che, iniziata alcuni anni fa, ha fornito un’imponente quantità di informazioni sull’antropologia degli antichi abitanti della Valcuvia, sui loro stili di vita e sulle malattie di cui si soffriva nei secoli medioevali.

I fondi ottenuti dal Centro su bandi competitivi consentono di programmare anche la ripresa degli scavi e dello studio degli scheletri scoperti nell’area cimiteriale di Sant’Agostino in Caravate, svolti in collaborazione con il Comune e di cui è responsabile scientifico il professor Andrea Spiriti. E per i siti di Cittiglio, di Caravate e di altre località si apre anche una prospettiva di fruizione museale grazie al finanziamento ottenuto con il progetto “Valcuvia”.

La qualità scientifica del Centro di ricerca in osteoarcheologia e paleopatologia dell’Insubria, che afferisce al Dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita diretto dal professor Luigi Valdatta, è confermata dall’attenzione del Gruppo Italiano di Paleopatologia che ha scelto di celebrare a Varese il suo prossimo congresso nazionale, non appena le circostanze sanitarie lo consentiranno.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 settembre 2020
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