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“Sto facendo la cosa che amo di più, sto giocando a calcio!”

1,2,3 Bosto... La lettera di un giovane atleta, che racconta quanto di bello ci sia nell'investire tutte le energie in qualcosa in cui si crede davvero

calcio generica

“Vorrei chiedervi la possibilità di pubblicare questo testo ( che ho trovato nascosto in un cassetto) scritto da un ragazzino di 16 anni”.
Così ci ha scritto una mamma e, dopo aver letto la lettera, abbiamo pensato che fosse una bella cosa pubblicarla. Abbiamo bisogno di buoni sentimenti, di capire cosa i ragazzi sentono e provano.
“Secondo me è importante, perché  fa capire bene quali sono i sentimenti, i pensieri più nascosti, le speranze dei nostri figli – continua la mamma- . Mi piacerebbe che altri genitori potessero leggerlo per capire meglio lo stato d’animo degli adolescenti sportivi, e confrontarli con quelli di noi adulti che a volte non riusciamo a capirli, e a volte diamo più  importanza al risultato finale del gioco, invece di pensare a cosa provano i nostri ragazzi”.

E quindi, eccola qui

Sabato, ore 13.00.
Sono tutti stanchi, affamati, non vedono l’ora di tornare a casa, mangiare e iniziare finalmente il week-end.
Ma tu no. Per te la settimana è appena cominciata, perché la parte più bella arriva adesso: oggi c’è la partita.
Dopo una settimana di pesanti allenamenti fatti di corse, piegamenti ed esercizi vari, ora è arrivato il momento per cui tanto ti sei sforzato durante questi 5 giorni.
Arrivi a casa, mangi un boccone di corsa perché poi devi subito uscire che il ritrovo è alle 14.30.
Non hai tempo di riposarti, prendi un caffè al volo e via.
Arrivi al campo, con i tuoi soliti 35 minuti d’anticipo perché non sei mai tranquillo, e mentre sei lì, a guardare le partite dei tuoi amici più piccoli, inizi subito a concentrarti sulla tua: cosa faresti in una certa situazione, cosa non faresti in un’altra.
Arrivano anche gli altri compagni, si entra in spogliatoio, e qua comincia la parte più importante, quella che deciderà gran parte del risultato finale.
Dalla concentrazione e dal silenzio dello spogliatoio capisco che nessuno ha intenzione di perdere oggi, anzi.
Il mister consegna le maglie, e la mia non arriva più, ed ecco i soliti pensieri: “sarò titolare?” “ma mister mi sono impegnato tanto in settimana” “uffa, speravo che oggi mi dessi la 10″…
Poi arriva la frase che tanto speravi: “11,  Simo”.
Anche oggi sei titolare, anche oggi hai la fiducia del mister.
Maglie date, formazione fatta e solite indicazioni, ora tutti in campo per il riscaldamento.
I genitori mentre passi ti incitano, tu saluti e  corri in campo.
Inizia la seconda fase che deciderà un’altra buona parte del risultato finale.
Si inizia con il solito torellino per prendere confidenza col pallone, poi andature e scattini per “spaccare” il fiato, e poi c’è la parte che io preferisco del riscaldamenti: lo stretching in cerchio, con il capitano al centro. Nel frattempo il mister parla, ci raccomanda di giocare da squadra e di aiutarci.
Il riscaldamento è finito, distinta, ultime raccomandazioni e finalmente in campo, non prima però di aver fatto il nostro urlo, che mette coraggio a noi ed incute paura agli avversari: 1,2,3 Bosto! Urlato così forte che ci sentono anche quelli del paese vicino.
Mi metto nella mia posizione, esterno alto.
Bravo capitano che hai scelto la porta giusta, così sono dalla parte del pubblico.
Mi piace un sacco quella zona di campo, i genitori si esaltano quando faccio un numero e mi incoraggiano quando sbaglio uno stop o un passaggio.
Soliti due salti a gambe unite molto alti, fatti forse per scaramanzia, forse per sciogliere la tensione.
Tutti in campo, l’arbitro fischia, finalmente si inizia.
Buona partita, vada come vada lo sarà sicuramente, perché sto facendo la cosa che amo di più, la cosa più bella di tutte: sto giocando a calcio.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 Settembre 2020
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