Pd: Salute ed economia hanno un destino comune. Scegliere per il futuro è il compito della politica

I vertici provinciali hanno parlato delle scelte di fondo del sistema sanitario regionale che mostra troppe criticità. Ma il destino dell'Italia è legato all'impiego dei fondi europei: vietato sbagliare

Generica 2020

In questa seconda ondata della pandemia sono cambiate molte cose. Se a marzo di quest’anno, soprattutto i sindacati, usavano lo slogan «prima la salute», ora si usa «prima la salute e l’economia». Dopo dieci mesi di emergenza sanitaria altalenante si fa largo a più livelli la convinzione che le due partite vadano giocate insieme. I destini del Paese sono legati a questi due fili e tutte le decisioni in proposito devono tenerne conto.

Questo cambio di visione è stato ribadito anche dai vertici del Pd provinciale. Alice Bernardoni, Samuele Astuti, Giovanni Corbo, in una conferenza stampa online, hanno affrontato questi due grandi temi, trattandoli come due vasi comunicanti.

Sul fatto che la sanità sia uno dei più floridi business del Paese ci sono pochi dubbi, poiché lì si concentra una buona fetta della spesa pubblica. Meno scontata invece è una visione che riporti le decisioni riguardanti il futuro economico in una dimensione di sistema, dove la complessità generata dalla quantità delle variabili in gioco, comprese quelle pandemiche, richiede capacità di analisi, competenze e gestione accurata dei dati.

«Noi proponiamo un sistema che affronti le criticità in modo ragionevole». La parola usata dal consigliere regionale Samuele Astuti, cioè «ragionevole», è il punto di partenza di quella visione. È dunque ragionevole pensare, per esempio, che se la Regione Lombardia non fa qualcosa per accelerare e garantire la somministrazione del vaccino antinfluenzale la situazione tra qualche mese potrebbe peggiorare. «Siamo  tra le regioni in coda alla classifica per la somministrazione del vaccino – ha sottolineato Astuti – perché il sistema regionale ne ha comprati pochi e in ritardo. Il risultato è che il privato lo fa pagare 60 euro e non tutti possono permetterselo. C’è dunque anche un tema di equità e di accessibilità alle cure».
In questo ultimo mese si è parlato anche molto della possibilità di curare i pazienti Covid  a casa. Gli esempi di medici di base che lo hanno fatto con successo iniziano ad essere numerosi. Se l’idea di istituire l’Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale, è stata ottima, secondo Astuti, la loro operatività è condizionata dal sottodimensionamento rispetto al numero degli interventi che sono chiamate a fare. «L’assessore Gallera – continua il consigliere regionale del Pd – ha parlato di ventotto Usca in servizio per l’Ats Insubria che agiscono in tempi rapidi per evitare l’aggravamento dei pazienti. A noi ne risultano in servizio solo undici con un ritardo medio sulle visite di almeno 3 giorni. Abbiamo constatato che c’è una criticità per i ricoveri delle persone contagiate, si sono individuate con troppo ritardo le strutture per ospitarle. Se non si interviene su questo fronte lo stress per gli ospedali aumenterà sempre di più».

Gli esempi fatti da Astuti sulle cose su cui ragionevolmente si può e si deve intervenire sono molte: si va dalla gestione dei tamponi e dei punti di tamponamento, al potenziamento della medicina territoriale, all’uso del telemonitoraggio.Pper dirla con le parole del consigliere regionale Pd: «Abbiamo bisogno di un sistema sociosanitario nuovo che deve partire da un principio di equità».

Che cosa potrebbe accadere dunque se chi ha in mano le leve decisionali non interviene per tempo? Il segretario provinciale Giovanni Corbo parla di «simmetria degli effetti».
«La leva degli investimenti – spiega Corbo – deve avere una politica ben determinata, selettiva e mirata. Le risorse che erroneamente chiamiamo recovery fund, meglio sarebbe Next Generation EU, i famosi 209 miliardi, per una buona percentuale vanno utilizzati per investimenti per la transizione verde e digitale. Regione e Provincia hanno un ruolo fondamentale nella scelta dei driver territoriali su cui fare investimenti economici  determinanti per il futuro del territorio».

Poiché la transizione al green è un’opportunità reale, secondo Corbo, si potrebbe partire per esempio dalle infrastrutture idriche del territorio, «non adeguate», e investire nella depurazione delle acque. Trasformando la terra dei laghi in un «elemento attrattivo anche dal punto di vista turistico». Oppure, un altro tema è quello dalla banda larga che secondo uno studio citato dal segretario provinciale del Pd «potrebbe aumentare anche del 20% la redditività delle imprese». E non sarebbe male per un territorio che in prospettiva avrà un segno meno a due cifre sul Pil. Le previsioni di autorevoli analisti parlano infatti di una caduta del Pil provinciale pari al 12,3 %, due punti percentuali in più rispetto al dato medio nazionale che si aggira intorno al – 10%.

Non va infine dimenticato il pessimo rapporto che ha l’Italia con i fondi Ue. Non è certo una novità che siamo tra i Paesi che usano meno i fondi europei. Spesso accade che una volta stanziati, i soldi arrivati da Bruxelles rimangano inutilizzati per mancanza di visione e progetti di livello. «È vero, è un rischio grosso quello che corriamo – conclude Corbo -. Tra il 2014 e il 2020 l’Italia ha avuto la peggiore performance dei fondi erogati. Questa difficoltà deve essere superata con un uso oculato della spesa pubblica che diventa un moltiplicatore solo se viene orientata in progetti ben precisi e strategici. Se invece utilizziamo i soldi europei per disperderli in mille rivoli, sarà la grande occasione persa».

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

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Pubblicato il 14 Novembre 2020
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