“Ci hanno messo da parte per mesi e oggi ci dicono di ritornare sui banchi senza sicurezza”

Lettera aperta di un gruppo di liceali dello Stein al presidente del Consiglio Conte e al Ministro Azzolina contro la riapertura delle scuole in questa situazione pandemica

Isis Stein Gavirate Marina Raineri

Egregio presidente Fontana, egregia ministra Azzolina,

siamo un gruppo di studenti di quinta dell’ISIS EDITH STEIN di Gavirate che desidera far sentire la propria voce dato che nessuno ha mai tenuto davvero in considerazione gli studenti. All’interno della nostra scuola è stato svolto un sondaggio a cui hanno risposto 930 studenti, 65 genitori e 42 insegnanti e dal quale è emerso che il 90.4% degli studenti, l’80% dei genitori e il 97.6% degli insegnanti non ritiene il rientro a scuola abbastanza sicuro.

Inoltre, è importante sottolineare che il 95.9% degli studenti, il 90.8% dei genitori e il 92.9% degli insegnanti affermano che le condizioni dei trasporti non siano migliorate rispetto al mese di ottobre del 2020 e che il 97.6% degli insegnanti afferma che il riscontro della DAD sugli studenti sia soddisfacente considerata la situazione alquanto particolare.

La ripresa delle lezioni che doveva avvenire in presenza è un’illusione che piaceva davvero a tutti quanti, perché ci manca la scuola, ma non la scuola che ci fa del male come sta accadendo da mesi a questa parte, ci manca la scuola bella, quella fatta di contatto visivo e di rapporti umani, quella in cui si viene ripresi dal professore perché scappa una risata dopo aver guardato negli occhi il proprio compagno, e le lezioni con i docenti che colgono immediatamente se capiamo o meno gli argomenti affrontati.

In quanto studenti sappiamo che il nostro dovere è quello di studiare, ma non siamo più nelle condizioni mentali per poterlo fare in modo sano. Non è giusto vivere in preda all’ansia di un voto, svegliarsi di notte per attacchi di panico o incubi legati alla scuola. Non è sano piangere per la scuola e non riuscire a controllarsi. A tutto ciò dovremmo aggiungere anche la paura di contrarre il virus ed infettare i nostri cari andando a scuola, quando molti, troppi studenti hanno già perso familiari a causa della malattia che spaventa tutti?

Anche se la situazione in DAD causa molti problemi non ci sentiamo ancora pronti a tornare in classe, soprattutto a causa dei mezzi di trasporto. Inoltre, la DAD ci permette di perdere molto meno tempo durante le lezioni e all’interno della nostra scuola sta funzionando davvero bene, fatte alcune eccezioni.

Ci hanno messo da parte per mesi, ma nonostante ciò ora ci viene chiesto di tornare sui banchi senza sicurezza, senza ammettere i propri errori solo perché alcuni studenti italiani e professori hanno iniziato ad occupare le scuole in segno di protesta.
Noi siamo quelli che sperimentano la DAD quasi ogni giorno, quindi ne comprendiamo appieno i difetti e le qualità, gli aspetti positivi e negativi, i vantaggi e gli svantaggi; tuttavia, e lo diciamo con la consapevolezza di chi ha sacrificato e sta sacrificando gli ultimi anni di liceo per il bene comune, crediamo fermamente che questa sia la modalità da adottare finché la situazione pandemia non migliori esponenzialmente. Noi amiamo la scuola e ci manca poterla vivere come abbiamo sempre fatto, ma ciò non toglie che sia improponibile e impensabile per noi ignorare il rischio che il ritorno a scuola porterebbe a noi, a tutto il personale scolastico e alle nostre e loro famiglie, perciò quello che noi vogliamo fortemente è continuare a imparare in sicurezza e serenità con la modalità della DAD. Ammettiamo che siamo stati fortunati perché la didattica a distanza nella nostra scuola ha quasi sempre portato risultati positivi e soddisfacenti sia per gli studenti che per gli insegnanti, perciò per noi abbandonare una modalità che garantirebbe la sicurezza di tutti coloro che frequentano gli istituti scolastici sembra un passo falso.

Come può una scuola organizzarsi in così poco tempo? Come possiamo fidarci di prendere i mezzi pubblici?
Dovrebbero rispettare la capienza del 50%, ma se neanche a settembre, dopo mesi e mesi di “preparazione”  sono riusciti a garantirlo, come facciamo a credere che ci riescano ora? Perché dobbiamo buttare via tutti i nostri sforzi?
Indubbiamente non potremo vivere in casa per sempre, ma il rientro va fatto in SICUREZZA.
Sono richiesti gli ingressi scaglionati, giustamente, ma non viene preso in considerazione il fatto che noi studenti in tal modo torniamo a casa tardi e non abbiamo il tempo necessario per studiare seriamente, soprattutto i ragazzi di quinta in vista della maturità, che per noi rappresenta un ulteriore punto di domanda.
Non possiamo vivere solo per la scuola, abbiamo bisogno anche dei nostri spazi, di sfogarci, soprattutto dopo tutti questi mesi di reclusione. Inoltre, alcune scuole avrebbero solo metà classe in presenza e la situazione sarebbe davvero ingestibile.
Bisogna anche considerare il fatto che saremmo obbligati a rimanere per sei ore in aule molto piccole senza aver la possibilità di far cambiare spesso l’aria.
Inoltre, è impossibile adottare le stesse regole e misure per scuola di provincia e scuole di grandi città, siccome le differenze sono notevoli e non si possono trascurare.
Siamo molto delusi perché i soldi usati per i banchi con le rotelle (sui quali non ci sta neanche un quaderno) potevano essere usati per garantire davvero la sicurezza di tutti, come ad esempio i termoscanner, più personale per il controllo sui mezzi dove molte persone non indossano la mascherina o la indossano in modo sbagliato, e via dicendo.

Gli studenti italiani non vengono presi in considerazione, difatti non sappiamo neanche come sarà la maturità – che avverrebbe solo tra sei mesi. L’esame di maturità è ritenuta una cosa così importante e seria, ma nonostante ciò non abbiamo neanche delle direttive su come dobbiamo prepararci, ad esempio se dobbiamo concentrarci sugli scritti o sull’orale.
Ci avete già portato via un anno intero e gran parte del nostro benessere psicologico, non portateci via ancora di più, non fateci rischiare di perdere i nostri cari, ve lo chiediamo per favore, abbiamo già perso abbastanza.
Non siamo incoscienti, capiamo benissimo quello che sta succedendo, trattateci come persone con dei sentimenti (ormai distrutti), non riusciamo più a dare il 110% come ci viene continuamente chiesto. Stiamo dando tutto ciò che abbiamo, non ci è rimasto più niente da sacrificare. La nostra richiesta è di continuare la DAD fino a quando non verrà assicurata la sicurezza in ogni nostro spostamento per raggiungere la propria scuola.

Grazie dell’attenzione,
Cordiali saluti

Un gruppo di studenti del liceo Stein di Gavirate

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 19 Gennaio 2021
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