La chirurgia diventa robotica: l’esperienza del chirurgo varesino Cantore all’ospedale di Como

Nato e cresciuto alla scuola del Professor Dionigi prima e del prof Boni successivamente, il chirurgo è nell'equipe che utilizza il Da Vinci, strumento che migliora tecnica e capacità di recupero dei pazienti.

chirurgia robotica . dr Fabrizio Cantore

Da circa 40 anni la chirurgia insegue un obiettivo: ridurre, fino ad eliminare, incisioni dolorose e garantire il massimo risultato.

La tecnica laparoscopica ha aperto la nuova via: operazioni via via meno invasive, tagli ridotti dove introdurre strumenti chirurgici dotati di telecamere per proiettare su monitor esterni il campo di intervento. La nuova evoluzione si chiama “Da Vinci”: è un robot in grado di magnificare l’area chirurgica dell’intervento con una riproduzione tridimensionale. Gli accessi sono piccole incisioni ( da tre cinque di lunghezza dagli 8 ai 12 mm) dove si inseriscono le braccia meccaniche che possono ruotare a 360 gradi per raggiungere il punto esatto.

« Si interviene con una precisione ulteriore rispetto alla chirurgia laparoscopica, con incisioni più piccole che permettono un recupero più veloce e meno doloroso per il paziente». A spiegare i vantaggi della tecnica robotica è il dottor Fabrizio Cantore, chirurgo dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia. 

Cresciuto alla scuola di medicina e chirurgia del professor Renzo Dionigi ( « Sono stato tra le prime matricola del corso dell’Università dell’Insubria»), suo alunno anche nella scuola d specialità ha mosso i primi passi in sala operatoria sotto la guida del professor Luigi Boni che stava affinando la sua tecnica laparoscopica proprio nel blocco operatorio dell’ospedale di Varese.

Oggi, al Circolo, non ci sono più né il professor Dionigi, ormai in pensione, né il professor Boni andato a dirigere la chirurgia del Policlinico a Milano, né il dottor Cantore che, dopo aver fatti esperienze in altri centri come  Humanitas, è arrivato all’Asst Lariana: « Il robot Da Vinci c’era già nel 2013, ma solo negli ultimi anni abbiamo iniziato a utilizzarlo con costanza. Con l’arrivo del dr Pasquale Misitano, che ha lavorato con il professor Paolo Pietro Bianchi dall’Ospedale Misericordia di Grosseto, sede della International School of Robotic Surgery, polo di formazione internazionale per la chirurgia robotica, abbiamo costruito questa squadra giovane, su cui il direttore generale della Lariana dottor Fabio Banfi ha voluto scommettere d’intesa con il  direttore dell’unità operativa di chirurgia, un altro varesino, il dottor Roberto Caronno» spiega il chirurgo. 

L’evoluzione della tecnica chirurgica attraverso il robot non amplia la casistica ma la rende più specifica: « Negli ultimi decenni la chirurgia ha fatto passi da gigante. Sono sempre meno gli interventi demolitivi importanti per asportazione di grossi tumori. Erano operazioni che comportavano  conseguenze pesanti e un recupero lento. Oggi, diagnosi precoce unita a una tecnica di incisioni piccole ma precise consentono un trauma chirurgico molto contenuto e una percezione del dolore decisamente inferiore. L’evoluzione ha portato con sé un’accresciuta fiducia nella chirurgia e si tollera molto meno l’insuccesso. I pazienti si aspettano di tornare alla vita di sempre anche dopo operazioni complesse».

Ma se, in generale, il robot non aumenta la possibilità di intervenire chirurgicamente, in alcuni casi rende l’azione più precisa ed efficace: è il caso del tumore del colon retto  o della prostata dove l’estrema precisione consente un lavoro mirato con il risparmio di determinate strutture piccole e sottili e minor sanguinamento: « Rispetto alla tecnica laparoscopica – spiega il dottor Cantore – il robot chiede un tempo di preparazione della sala più lungo per di settare la macchina. Il robot, però, consente una posizione migliore perché si opera da seduti con un risparmio di energie e un minor affaticamento dei chirurghi impegnati ».

Il robot è solo l’ultima evoluzione di una tecnica che punta sempre a migliorare: « Anche il progresso tecnologico mira a diminuire ulteriormente i punti di accesso. Un domani si potrà effettuare solo un’incisione in cui inserire il robot che poi, aprendosi a ragno, garantirà l’inter modulo operatorio. Il futuro sarà una chirurgia sempre meno invasiva che andrà a combinarsi con la medicina. Meno incisioni, più precisione e conseguenze limitate per un recupero veloce. Non sappiamo quando ciò avverrà. Ma questo è l’orizzonte».

L’ospedale di Varese attende l’arrivo di una strumentazione analoga: ha personale preparato, il professor Salomone di Saverio arrivato da Cambridge con un bagaglio di esperienze invidiabile. Ma, per ora, si guarda alla Lariana.

Alessandra Toni
alessandra.toni@varesenews.it

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Pubblicato il 05 Febbraio 2021
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