Il vuoto dei giovani adulti

La psicoterapeuta fa luce sul disagio dei ragazzi appena ventenni, bloccati a casa con i genitori nell'età in cui dovrebbero spiccare il volo

Generica 2020

L’emergenza sanitaria in corso ha un lato oscuro perché nascosto ai riflettori: il dramma dei giovani adulti, immersi in una realtà vissuta in pigiama e pantofole da un anno. Una realtà fatta di vuoto, dispersione e solitudine.
Lo percepisce bene la psicoterapeuta Laura Pavan dello Studio Vita Vera di Azzate: “Succede da noi come in altri studi privati di faticare a trovare spazio in agenda per accogliere il disagio dei ragazzi appena ventenni, quelli che dovrebbero essere in Università, o alle prese con le prime esperienze di lavoro e magari di vita in una casa propria, indipendente. Ragazzi pronti a spiccare il volo e che invece da un anno si trovano ancorati a un contesto di immobilità o peggio, regressione, che non gli appartiene”.

Di questi ragazzi, dei giovani adulti, si parla poco. L’Università è solo online, continuativamente, da quasi un anno “e in un certo senso è comprensibile perché i giovani adulti hanno le competenze per studiare anche da soli, com’è sempre successo ai non frequentanti di ogni età – afferma la psicanalista – L’ingranaggio va, ma il disagio è molto più profondo, è fatto di angoscia e si alimenta di fantasie e prospettive castrate”. Esempio emblematico sono gli studenti fuori casa costretti a rientrare: “Improvvisamente prove e prospettive di vita autonoma sono state interrotte. Questo ha paralizzato e demotivato molti ragazzi”.

Se i bambini più piccoli hanno sofferto tantissimo durante il primo lockdown, con l’autunno il disagio è stato avvertito di più sugli adolescenti, tornati alla didattica a distanza poco dopo. Ma su di loro, in qualche modo, c’è l’attenzione dei genitori, quella della scuola e, per i ragazzi con maggiori difficoltà, l’azione dei Centri di aggregazione giovanile.
I giovani adulti invece sono soli:I genitori a volte mi chiamano per i figli ventenni in difficoltà, non era mai successo. Quasi si scusano perché sanno di non dover interferire con il figlio giovane adulto come sono invece tenuti a fare con i minori”.

“Molti studenti fuori sede sono stati costretti a tornare a casa dai genitori, ma non sono più abituati a vivere in famiglia, non è il loro posto, perdono prospettiva, motivazione, mettono in dubbio scelte già fatte, disperdono le loro energie, vanno in confusione“, spiega la psicoterapeuta, avvertendo che lo stesso succede anche a chi a 19 anni dovrebbe cominciare con le prime esperienze professionali. Invece tirocini e stage sono quasi bloccati.
“Quella dei 19 anni è comunque una fase faticosa, di strutturazione professionale e quindi identitaria – ricorda Pavan – Un’età in cui la socialità è al massimo perché finalmente i ragazzi diventano indipendenti dalle famiglie di origine, e invece da un anno si trovano le strade sbarrate, i progetti sospesi. I ragazzi oggi sono presi da attacchi di panico, senso di vuoto, solitudine inconcludenza”.

Al contrario degli adolescenti i giovani adulti sono più consapevoli delle necessità della relazione e trovano quindi meno consolazione sui social, sentono quindi di più la solitudine, nel senso di isolamento dal proprio contesto, e questo li porta a regredire fino a essere disorientati nella loro sofferenza, non capiscono perché stanno così male. “Se nell’adolescenza prevalgono impulso e percezione, senza un vero pensiero sul rischio e futuro, i giovani adulti iniziano ad avere una prospettiva sul futuro, delle aspettative. Questa è l’età in cui si progetta, in cui si affinano gli obiettivi, in cui nascono le prime vere relazioni amorose, l’età in cui le persone si strutturano attraverso l’esperienza. Ora l’esperienza manca, tutto diventa incerto e questo crea un’angoscia generalizzata, sul presente e sul futuro”.

Nessuna accusa nelle parole dell’esperta, solo il desiderio di far luce su una realtà di malessere osservata e che dilaga. “Una realtà da tenere in considerazione – auspica – perché la consapevolezza possa essere la base per trovare una soluzione di sistema, come di sistema sta diventando questo disagio“.

Lidia Romeo
lidiaromeo@gmail.com

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Pubblicato il 01 Febbraio 2021
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