Le chiese dell’Armenia in mostra a Comabbio

Inaugurata sabato 15 maggio, l'esposizione raccoglie 42 scatti realizzati nei luoghi di culto armeni più suggestivi

mostra chiese armenia

Un viaggio tra le chiese, i monasteri e le caratteristiche khachkar (le tradizionali croci di pietra armene) grazie alle foto di chi ci è stato. Sabato 15 e domenica 16 maggio in casa Fontana a Comabbio è stata allestita la mostra fotografica “Pietre d’Armenia. In viaggio tra monasteri e khachkar” dall’associazione Il borgo di Lucio Fontana in occasione della rassegna “Comabbio racconta l’Armenia”.

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L’Armenia negli scatti di Nadia Pasqual 4 di 25

I 42 scatti realizzati dai fotografi Marco Ansaloni, Emanuele Cosmo e Davide Curioni, immortalano le particolarità che caratterizzano gli edifici religiosi dell’Armenia. Particolarità che sono state al centro della conferenza tenuta dallo storico dell’arte Marco Ruffilli prima dell’inaugurazione della mostra.

«Quello che più colpisce – spiega Marco Ruffilli – è il rapporto che le chiese armene instaurano col territorio circostante. Queste costruzioni emergono dalla pietra tufata in un modo che appare del tutto naturale. Si tratta di edifici realizzati da costruttori di grande maestria. Abilità che si nota non solo nelle fini decorazioni, ma anche nelle soluzioni strutturali adottate per resistere alle frequenti scosse sismiche».

La struttura che più rende le chiese armene riconoscibili è la loro grande cupola centrale. «Il resto della struttura esterna, però, tradisce la pianta dell’edificio interno – spiega Marco Ruffilli -, che si può conoscere solamente una volta entrati. Chiese con caratteristiche simili si possono trovare anche in Italia, tanto da credere possibile la presenza di costruttori armeni nel nostro Paese, oppure l’utilizzo di soluzioni architettoniche che gli antichi crociati avevano incontrato durante i loro viaggi in Armenia».

A collegare l’Italia – e in particolare il paese di Comabbio – all’Armenia c’è anche un altra testimonianza. Tra coloro che firmarono il primo Manifesto dello Spazialismo redatto da Lucio Fontana (artista che trascorse gli ultimi anni della sua vita proprio nel piccolo paese del Varesotto) ci fu infatti anche Giorgio Kaisserlian, critico d’arte italiano di origine armena.

Alessandro Guglielmi
aleguglielmi97@gmail.com

 

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Pubblicato il 16 Maggio 2021
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