“A tre mesi dalla seconda dose, il vaccino conferma la sua efficacia”

Lo conferma uno studio che sta conducendo l'ospedale Niguarda di Milano su 2415 dipendenti. La carica anticorpale si è ridotta del 50%

ospedale Niguarda di milano

( foto realizzata dall’ospedale di Niguarda)

Anticorpi ridotti del 50% ma ancora sufficientemente protettivi. L’ospedale  Niguarda di Milano ha reso noti i risultati dell’indagine che sta conducendo su 2415 dipendenti che si sono sottoposti all vaccino Comirnaty di Pfizer/BioNTech tra febbraio e gennaio.

«A 3 mesi dalla seconda dose, nonostante la prevedibile riduzione del titolo anticorpale, il vaccino conferma la sua efficacia»si legge nella relazione. 

L’Ospedale di Milano, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, sta analizzando l’andamento della risposta anticorpale nel tempo, nello studio clinico denominato “Renaissance”, che ha preso in esame una vasta casistica, la più ampia ad oggi in Italia. Lo studio si prefigge di valutare la risposta immunitaria, fotografandola a diverse scadenze temporali. In primis la risposta è stata valutata a 14 giorni dalla seconda dose , la ricerca ora si rafforza con i dati a 3 mesi dal completamento del ciclo di immunizzazione. 

«Con la prima analisi avevamo osservato una risposta anticorpale in oltre il 98% dei vaccinati- commenta Francesco Scaglione, Direttore del Laboratorio di Analisi chimiche e Microbiologia di Niguarda –   Trascorsi 3 mesi dalla seconda dose, in tutti coloro che avevano risposto positivamente al vaccino persiste il titolo anticorpale nel siero, i valori medi rilevati sono naturalmente diminuiti nel tempo (di circa il 50% in media), ma comunque sono ancora molto superiori alla soglia di negatività. Mancano ancora dati confermati circa il cut-off, cioè il titolo anticorpale minimo per essere protetti. Ne sapremo certamente di più quando lo studio completerà il suo iter, che prevede un dosaggio anche a 6 e 12 mesi di distanza. Intanto, la validità del vaccino  è confermata anche dal fatto che nessuno abbia sviluppato una malattia sintomatica durante i mesi della terza ondata pandemica». 

Un altro dato interessante riguarda la sorveglianza sanitaria interna dell’ospedale. Da quando è stato completato il ciclo vaccinale sugli oltre 4.500 dipendenti, nessuno di questi ha sviluppato il COVID-19 sintomatico.  A seguito di accertamenti di sorveglianza sanitaria, sono risultate positive 14 persone, tutte asintomatiche o paucisintomatiche. «Anche questo dato è particolarmente positivo. Considerando la circolazione delle varianti, lo studio suggerisce che il vaccino in qualche modo possa conferire una protezione anche in questi casi» conclude Scaglione.

È importante sottolineare, comunque, che la risposta anticorpale osservata adesso nella ricerca (anticorpi IgG diretti contro il recettore RBD della proteina Spike) riflette solo una parte del complesso meccanismo di protezione attivato dall’organismo con il vaccino. Oltre agli anticorpi, infatti, vi è la risposta mediata dalle cellule come quelle della memoria e le cellule natural killer, che rappresentano gli elementi fondamentali per una protezione prolungata nel tempo.  Conclusa la prima fase dello studio, approfondiremo la risposta delle cellule T, quelle deputate alla memoria, per capire se il vaccino può indurre un’immunità molto duratura”» conclude lo specialista. 

In attesa di analizzare come risponderà il sistema immunitario degli operatori di Niguarda trascorsi 6 e 12 mesi dalla vaccinazione, i ricercatori dell’ospedale meneghino pubblicano anche un’ulteriore ricerca utile per la campagna vaccinale. In questo caso, con un’analisi retrospettiva, si è valutato l’impatto della vaccinazione sui lavoratori per stabilire se l’entità degli effetti collaterali fosse tale da influire negativamente sulle attività in corso dell’Ospedale. A partire da una casistica ancora più ampia di quella dello studio Renassaince, con un campione allargato a 4.043 persone, la ricerca rivela che solo l’1,6% dei professionisti di Niguarda si è dovuto assentare dal lavoro a causa di effetti collaterali (comunque lievi) dopo la prima somministrazione del vaccino Comirnaty e circa il 6% dopo il richiamo (che come noto evoca una risposta più forte rispetto alla prima iniezione). In media, le assenze sono state di 2 giorni e con effetti collaterali più accentuati nei lavoratori che avevano precedentemente contratto il virus. 

Questo tipo di indagine dimostra come un’ampia campagna vaccinale all’interno di un’azienda non vada ad interferire criticamente con le attività lavorative, confermando ancora una volta l’importanza di un’immunizzazione più ampia possibile, che riduce il rischio di ammalarsi a causa del COVID.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 16 Giugno 2021
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