“Troppi schiamazzi, non riposiamo più”: denuncia e processo per la pizzeria di Gavirate

Anni di discussioni e poi la decisione di portare il caso davanti al giudice che dovrà decidere se ci sono responsabilità penali. Il difensore: “Vicenda assurda e dal profilo civilistico”

ristorante

Alzi la mano chi non si è mai svegliato per via di qualche rumore molesto, clacson, sirena, squillo di telefono o musica alta. «Ma se la cosa diventa sistematica, se non si riesce neppure non solo a dormire dopo una certa ora, ma nemmeno ad aprire le finestre, e a riposare, a godersi casa propria, allora cambia. È quanto successo a casa nostra in questi anni, e che mi ha pure fatto star male, con tanto di pillole per la pressione che ho dovuto cominciare prendere per il nervoso».

Così i residenti della via incriminata hanno preso carta e penna e nell’estate 2019 hanno presentato denuncia alla caserma dei carabinieri di Gavirate, unica indicazione di luogo afferente questa storia finita mercoledì mattina dinanzi al giudice di Varese che entro l’estate deciderà se c’è stato o meno “disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone“, comportamento punito “con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309“.

Da una parte l’esercente – imputata – che tramite il legale Paolo Bossi (in aula l’avvocato Caterina Monestier) fa sapere «di mettercela tutta per evitare problemi ai residenti, anche alla luce del fatto che l’attività dà lavoro a diverse famiglie della zona, anche se tuttavia da quando c’è stata l’emergenza Covid non abbiamo più fatto alcun evento musicale all’aperto».

Dall’altra i residenti, che sono diverse famiglie, ma che solo due (fratello e sorella) hanno co-firmato l’esposto presentato alla caserma cittadina dell’Arma. E nell’udienza di oggi, mercoledì, il pubblico ministero ha sentito non solo una maresciallo dei carabinieri che registrò la denuncia, ma anche una delle parti offese, controinterrogata dal difensore di parte civile Luca Marsico. In aula è andato in scena il racconto di un disagio.

«Non solo la musica alta a tutte le ore, ma anche i rumori di portiere che sbattevano a tarda notte e persino di clacson suonati a fine serata, non so se per maleducazione o addirittura per sfregio della tranquillità di tutti noi che abbiamo casa a una quarantina di metri in linea d’aria dall’esercizio. Per non parlare di persone che ad alta voce e sempre a notte fonda proseguivano la serata senza curarsi del nostro diritto al riposo».

Quei “rumori antropici” che sono stati forse gli unici a non essere oggetto di rilevazioni dell’Arpa, agenzia regionale per l’ambiente che ha le strumentazioni necessarie a misurare eventuali eccessi di rumori che secondo la difesa dei cittadini sarebbero andati oltre il consentito in particolare con musica eccessivamente alta.

Elementi che dovranno essere apprezzate dalla Corte per la valutazione di eventuali prove, anche alla luce del fatto che gli stessi querelanti hanno anche girato dei video, e affidato una consulenza tecnica (su mandato anche di altri residenti che non compaiono però fra le parti del processo) realizzata da un professionista.

A margine dell’udienza è stato lo stesso difensore Paolo Bossi ad esprimersi sul caso: «Trovo assurdo che vicende come queste debbano essere oggetto di procedimenti penali quando in realtà si tratta di una diatriba dal chiaro sapore civilistico».

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it

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Pubblicato il 07 Dicembre 2022
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  1. Scritto da Felice

    Come al solito in questo paese non si tutela mai il diritto al riposo e alla quiete del cittadino….nella indifferenza il disagio aumenta, passano mesi ed anni e poi la situazione diventa esplosiva, in alcuni casi sfocia in episodi di violenza indotta da stress continuativo.
    Ormai nelle città è difficile trovare chi rispetta le regole e gli altri….stesso discorso per ormai i numerosi cani lasciati incustoditi ed ineducati ad abbaiare per ore. Si arriverà alla esasperazione….come in tutte le cose in Italia. Del resto crollano i ponti perché ci dovremmo occupare del chiasso ?

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