La riunione dei Byrds
Durò solamente per l’incisione di questo disco.
Come detto più volte, una delle vere galline dalle uova d’oro erano stati CSN&Y, ed in loro temporanea mancanza i discografici erano alla caccia continua di qualcosa di simile. Cosa meglio allora di resuscitare la prima formazione dei Byrds, visto che il gruppo era allo sbando, ed i membri originali erano tutti più o meno “a spasso”? Dato che avevano 4 autori nel gruppo incisero due pezzi di ognuno, più due di Neil Young e uno di Joni Mitchell. Nessuno di Bob Dylan, e nemmeno con quel suono di chitarre Jingle Jangle che li aveva resi famosi, ma è un disco country rock più che folk. La critica non lo accolse bene, dicendo che mancava di unità e che probabilmente i compositori avevano tenuto per sé i pezzi migliori; le vendite non furono basse (comunque le migliori dai tempi di Turn Turn Turn) ma nemmeno straordinarie, e non ebbero l’effetto di mutare quello che era dall’inizio il senso del progetto, e cioè un disco e tutti a casa. Se si vuole i Byrds “tradizionali” c’entrano abbastanza poco ma secondo me è un buon disco.
Curiosità: Clive Davis, il capo della Columbia che ho già citato molte volte, tra le condizioni per lasciare che McGuinn, sotto contratto con lui, incidesse coi Byrds per la Geffen, mise quella di avere poi un album per la sua etichetta del duo McGuinn/Crosby: non fu mai realizzato perché Davis fu licenziato poco dopo.
La Rubrica 50 anni fa la musica
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