E Ziggy andò in America
Nella tournée americana Bowie creò il secondo (e ultimo) capitolo del suo personaggio
Bowie descrisse questo nuovo disco come “Ziggy goes to Washington: Ziggy under the influence of America”. Con il precedente era diventato una star, e la tournée l’aveva portato lì, dove aveva finito con lo scrivere canzoni assorbendo molto l’influenza di quelle città. Andiamo quindi dalle visioni schizofreniche di Panic in Detroit – Bowie era stato molto colpito dalla diagnosi di schizofrenia di suo fratello – a quelle futuristiche della splendida Drive-in saturday, in cui un’umanità post-apocalittica guarda vecchi porno nei drive-in per imparare di nuovo a fare l’amore. Il tutto con sprazzi di doo wop e di jazz, quest’ultimo dovuto alla presenza del pianista Mike Garson. Quando uscì il disco, con ottimo risultato di vendite, doveva ancora finire il tour del disco precedente, anche se ovviamente ora era l’Aladdin Sane tour: come ho già ricordato finì a Londra il 3 luglio col concerto in cui David annunciò che sarebbe stato l’ultimo concerto di sempre. Parlava però del personaggio di Ziggy, e vedremo come si evolverà.
Curiosità: ma cosa c’entra Aladino con tutte queste premesse? Nulla, perché in realtà non è di Aladino che parla il titolo: si tratta solo di un gioco di parole che parte da “A lad insane”, cioè un ragazzo pazzo.
La rubrica 50 anni fa la musica
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