Il Pimpa: “I bambini non si devono toccare e così finirebbe la guerra a Gaza”

Al circolo di Masnago una serata per parlare di Gaza con il claun Marco Rodari, Lucia D’Anna che vive a Gerusalemme e Roberto Bof

incontro pimpa gaza

Quattro circoli, Masnago, Bizzozero, Capolago e Casciago, insieme per promuovere iniziative su vari argomenti. C’è l’energia e la volontà di rivitalizzare spazi che hanno più di un secolo di vita.  “La guerra degli innocenti. Una voce da ascoltare e i bimbi della guerra” fa parte di quella progettualità ed è il titolo della serata con la partecipazione di Marco Rodari, il Pimpa, dell’Associazione “Per Far Sorridere il Cielo”. Ed è proprio lui ad aprire l’iniziativa.

«Era chiaro che saremmo andati di fronte a una carneficina. Era chiaro dal 7 ottobre e quello che stiamo vedendo a Gaza è terribile. Io ho vissuto lì per quattro anni e non sono uno diplomatico, ma veder morire cinquemila bambini per costringere la popolazione ad andarsene è assurdo». L’intervento di Lucia D’Anna, insegnante italiana di violoncello che vive e insegna a Gerusalemme, ha emozionato la sala piena del circolo di Masnago. In collegamento da Israele è stata Intervistata da Roberto Bof e ha raccontato come stanno vivendo.

«La situazione pesante stava andando avanti da anni, ma in questi due mesi tutto è precipitato. Qui siamo tranquilli, non arrivano le bombe, ma con mio marito palestinese e il mio bambino di tre anni e mezzo siamo molto tristi. A scuola se ne parla molto della situazione e i bambini sono al corrente di quanto succede. Si affronta il tema della guerra con la volontà di pensare alla pace. Gerusalemme può diventare una polveriera pazzesca perché qui vivono popolazioni diverse. Nella scuola di musica dove lavoro abbiamo gruppi delle tre religioni diverse. Non è facile ma proviamo ad andare avanti. Noi abbiamo parenti a Betlemme ma non possiamo vederli perché non ci lasciano entrare. Siamo tutti bloccati e non sappiamo nemmeno se sarà possibile fare la messa di mezzanotte a Natale. La situazione li è agghiacciante».

Le pareti del circolo sono tutte colorate dai disegni dei bambini che sono protagonisti nei racconti di Marco Rodari. «Nove anni fa Gaza venne rasa al suolo come sta succedendo adesso. Io mi sento responsabile di quanto successo perché anche io non avrò fatto abbastanza per fermare Hamas. Questi hanno ammazzato bambini e tante persone. Oggi mi sento come una mamma che controlla whatsapp ogni momento aspettando messaggi di tanti amici che sono a Gaza. So che ci sono diversi clown che cercano di allietare i bambini. Bisogna vedere i segni di speranza anche nella parrocchia cristiana che è molto attiva. Quello che è incredibile dentro una guerra è vedere quanto i civili riescano a restare civili. Ora si sta cercando di capire che succederà dopo. Durante la tregua c’è stato l’augurio che proseguisse ma sappiamo che il premier israeliano se finisce la guerra è finito e quindi non si fermerà».

Marco Rodari pimpa incontro guerra

«La pace a Gaza – prosegue Rodari – dopo il 2014 sembrava impossibile, ma poi c’è stata. La questione palestinese riguarda anche il popolo israeliano. Una bambina mi si è avvicinata dicendomi: io sono ebrea, ma tu fai giocare anche me? Una domanda simile deve farci pensare perché il rischio dell’antisemitismo è forte. A Gaza vivono un milione di bambini e ci sono tante buone persone che non sono di Hamas. Avevo tutto pronto per tornare lì e spero di poter andare a Natale, ma ci sono poche speranze. I Natali più belli li ho passati li. Si faceva il presepe vivente e i mussulmani venivano anche loro. Io ci credevo alla nonviolenza e alla possibilità di cambiare. Oggi non so quanto sarà possibile pensare alla comunità unita. Io l’ho vista la pace lì. Stavamo realizzando altre tre scuole. Non do tutto per perso, ma non sappiamo davvero cosa resterà di Gaza. Se si vuole il bene di quella terra bisogna aiutarli altrimenti si dica davvero cosa si vuole».

La guerra è uno dei problemi più grandi nel mondo. Sono coinvolte due miliardi di persone e quattrocento vento milioni di bambini. «Sembra senza fine -prosegue Rodari- e mi domando: quanti psicologi avremmo bisogno per affrontare i traumi? Tutti noi siamo responsabili e dobbiamo renderci conto che ci sono troppe armi. Ma io non mollo il mio impegno».  L’incontro si è concluso con il ricordo di Rodari sulla giornata passata al Quirinale con Mattarella dopo esser stato nominato cavaliere. Da lì è partita tutta l’iniziativa per arrivare alla giornata della meraviglia.

Cosa si può fare di fronte a una guerra come Gaza? «Ognuno di noi – risponde Rodari – dovrebbe esprimere il proprio talento coltivando la pace. Andare a dormire pensando a cosa di buono abbiamo fatto».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 06 Dicembre 2023
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