Falsi invalidi, Inps parte civile, processo rimandato a novembre
Nessuna richiesta di riti alternativi per i 39 indagati: oltre alla corruzione contestata a medici e intermediari anche l’associazione a delinquere. Pagamenti da 500 a 7mila euro per avere pratiche legate a invalidità varie da parte di dottori compiacenti

I tre livelli del sistema erano questi: la base, rappresentata dal folto numero di indagati, era composta dai clienti: cittadini che avrebbero gradito ricevere dai pochi punti di invalidità a percentuali alte di handicap a seconda del prezzo pagato.
C’era il livello “operativo” composto da medici, professionisti che quella cecità, quella sordità o altro malanno fisico lo accertavano sulla carta, nero su bianco così da aprire le porte ad “accompagnamenti“ e pensioni erogate dallo Stato (Inps).
E, ai vertici della piramide, marito e moglie, due settantenni residenti a Varese accusati di essere la mente del castello di falsità contestate, cioè gli intermediari che prospettavano agli utenti le soluzioni migliori, con una gamma di pagamenti da sborsare che andavano dai 500 agli oltre 7 mila euro, appunto a seconda del servizio richiesto. In mezzo l’Inps di Varese, che giovedì 4 luglio nella prima udienza dinanzi al gup di piazza Cacciatori delle Alpi ha fatto richiesta di potersi costituire parte civile per un processo che vede, fra i reati contestati, il 416, l’associazione a delinquere (legata da una specifica pianificazione di ruoli e funzioni, questa è l’accusa che riguarda i livelli “nobili“ dell’inchiesta cioè intermediari e medici), per spaziare a reati di falsità di varia natura contestato ai medici (in tutto 7), e alla corruzione, che riguarda anche i clienti (reato che si concreta con l’accordo fra due parti, corrotto e corruttore).
Le indagini coordinate dalla Procura di Varese hanno usufruito di classici strumenti legati all’approfondimento contabile e all’apprezzamento dei contenuti delle comunicazioni fra alcuni dei soggetti implicati, ma nella fase preliminare non si sono avvalse di misure cautelari, richieste dalla Procura, sì, ma negate, ai tempi, dal giudice per le indagini preliminari.
Fuori dai tecnicismi che hanno a che fare ad alcuni difetti di notifica, l’udienza di giovedì si è tradotta in un nulla di fatto sia sul piano formale che su quello sostanziale poiché è in questa fase che le parti possono fare richiesta di accesso a riti alternativi, richiesta che puntualmente non è arrivata. Il motivo è semplice. Su alcuni dei reati (le prime contestazioni risalgono al 2015) – quelli di minore portata – incombe la prescrizione, di conseguenza è gioco forza che il tempo rappresenti una delle carte delle difese, sebbene molti dei difensori si spingono in realtà a sostenere un’assoluzione nel merito dei loro assistiti.
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