L’ex medico di medicina generale di Busto si sfoga: “Ho lasciato l’incarico. Non mi ritrovavo più”
In un'intervista al Corriere della Sera spiega perchè ha deciso di dimettersi dall'incarico e proseguire solo come specialista nello studio privato

«Ero troppo stanco. Non mi ritrovavo più in quel ruolo. Io volevo solo fare il medico». Sono le parole del dottor Carlo Campiglia, ex medico di medicina generale a Busto Arsizio che nel febbraio scorso ha rassegnato le dimissioni. Il suo sfogo è pubblicato oggi dal Corriere della Sera che ha raccolto la sua storia di medico “schifato” dal sistema.
Alla base della sua drastica scelta, la morte di una sua paziente, la signora Anna, 81 anni, che lui aveva inviato in pronto soccorso a Gallarate per problemi respiratori che non riusciva a valutare fino in fondo. Dal PS del Sant’Antonio, però, l’avevano rimandata a casa. Il medico aveva allora suggerito di rivolgersi ai PS di Busto e poi a quello di Legnano: ma la donna era sempre stata rinviata al domicilio. La vicenda di Anna e la disperazione del figlio, che ha provato a bussare a diverse porte prima che la madre morisse sul divano di casa, hanno scoraggiato il medico che ha deciso di lasciare la medicina territoriale ed esercitare solo come specialista, nel suo studio privato.
Il dottor Campiglia condivideva lo studio con il dottor Stella, la prima vittima del Covid tra i medici: « Quell’anno per me ha segnato il declino di una professione diventata una questione perlopiù formale, che passa dai mezzi elettronici» spiega il medico alla giornalista Sara Bettoni del Corriere della Sera.
Burocrazia, informatica, procedure, protocolli: per Carlo Campiglia, che aveva scelto la professione per stare a contatto con la gente, per sentirsi utile con i pazienti, il lavoro di oggi non ha più senso. Da qui la decisione: lasciare l’incarico di medico di medicina generale con sei anni di anticipo e lavorare solo nel privato, nel suo studio di specialista. Solo per i pazienti.
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