La commissione sanità di Regione archivia le 13.000 firme raccolte a difesa dell’ospedale di Gallarate
Molto critiche le opposizioni: Ferrazzi della Lista Moratti parla di atteggiamento inqualificabile e incomprensibile. Per Licata di Italia Viva è una mancanza di trasparenza

Sono state archiviate le 13.000 firme raccolte con lo slogan “riaccendiamo il nostro ospedale” a sostegno dell’integrità operativa del sant’Antonio di Gallarate.
La mobilitazione popolare, avviata nell’estate 2023, si è arenata questa mattina, giovedì 26 settembre, durante la riunione della Commissione Santità di Regione Lombardia.
A sorpresa è stata chiesta e approvata l’archiviazione della petizione che chiedeva garanzie sul “mantenimento di servizi territoriali efficienti e sicuri presso l’ospedale Sant’Antonio Abate”.
Molto critiche le opposizioni. Il consigliere della lista Moratti Luca Ferrazzi: « Dopo un anno dall’assegnazione in commissione della petizione di 13 mila cittadini, la III Commissione Sanità a maggioranza ha votato l’archiviazione. Tra l’altro non è stata accolta la proposta di audizione del Direttore Generale dell’ASST che avrebbe potuto spiegare in modo trasparente i programmi dei prossimi anni prima della realizzazione del nuovo ospedale».
Il consigliere Ferrazzi evidenzia che l’atteggiamento della maggioranza è assolutamente incomprensibile e inqualificabile come già accaduto per la bocciatura della mozione, da lui recentemente presentata e discussa in Consiglio regionale, dove si chiedeva che il mantenimento delle funzioni sanitarie non fosse residuale rispetto alla rigenerazione e riqualificazione urbana dell’attuale sedime ospedaliero.
Parla di mancanza di trasparenza Giuseppe Licata, consigliere regionale di Italia Viva: «Un’occasione persa di trasparenza e di condivisione di un progetto del valore di 440 milioni di euro che riguarda la salute di migliaia di cittadini. L’ospedale non è soltanto un immobile, ma soprattutto un insieme di servizi. Anomalo che l’accordo di programma approvato non parli delle funzioni sanitarie che verranno svolte nelle strutture in realizzazione che e in quelle esistenti, anche nella fase transitoria dei lavori, concentrandosi invece sugli aspetti urbanistici. Dalla petizione sarebbe potuto scaturire una nuova fase di confronto e approfondimento, soprattutto per fornire i necessari chiarimenti, chiesti a gran voce dai cittadini. Spiace molto non sia andata così. Insieme agli altri colleghi consiglieri ci faremo carico di portare ancora le istanze di questi cittadini in Consiglio Regionale e in Commissione Sanità. Non finisce qui».
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