La natività tra le macerie: il presepe in tempi di guerra a Gorla Maggiore
Un’iniziativa messa in campo per ricordare i conflitti in corso, nel secondo anno in cui la Terrasanta è insanguinata dalla guerra tra Israele e i palestinesi. La Pro Loco: "Un presepe coraggioso, impattante e fuori dai normali schemi"

Una scelta non condivisa da tutti, quella di realizzare il presepe in modo diverso dal solito per raccontare delle conseguenze della guerra sul mondo di oggi.
«Il progetto è stato condiviso in tutte le sue parti con il parroco don Valentino, sostenendo la scelta di allestire un presepe coraggioso, impattante e fuori dai normali schemi con il preciso scopo di scuotere gli animi e obbligarci a riflettere su quello che sta accadendo intorno a noi», così la Pro Loco di Gorla Maggiore spiega le motivazioni che hanno portato all’allestimento del presepe.
Osservandolo sono tante le riflessioni che emergono: dalla vista delle macerie, alla natività rappresentata tutta in bianco, fino alle scritte sui muri. Ogni singolo dettaglio vuole ricordare qualcosa e al tempo stesso smuovere la consapevolezza di ciascuno su ciò che sta accadendo nel mondo.
Nel dettaglio, attraverso il colore bianco si vuole ricordare il bene che si eleva sulle miserie del mondo ed è per questo che le figure della natività sono state rappresentate di questo colore. Al tempo stesso le macerie sono di colore grigio come testimonianza dello sfaldamento dei valori ricoperti dalla mancanza di bene.
Infine, le scritte sui muri sottolineano ancora di più il concetto di sconfitta per la società. Le frasi riportate sono state prese dai libri Sapienziali dell’Antico Testamento e rappresentano i pilastri etico morali su cui si basa la società, certezze che stanno crollando come la civiltà stessa.

Questa non è la prima iniziativa messa in campo per rievocare il concetto di guerra, con particolare riferimento al conflitto che sta insanguinando nuovamente la Terrasanta, tra Israele e il popolo palestinese (cui appartiene anche il 2% di fede cristiana).
Già lo scorso anno infatti a Magnago erano state inserite all’interno del presepe due figure: da una parte un soldato israeliano armato con la bandiera bianco e azzurra, dall’altra un palestinese con una bandiera nero, verde, rosso e bianca. Un’idea che aveva creato non pochi scontri, al punto che in quel caso la contestazione aveva spinto arrivare a rimuovere le due figure “contemporanee”.
Non si tratta dunque solo di iniziative per ricordare ciò che sta accadendo ma anche un modo per far riflettere su ciò che più giusto e su ciò che non lo è.
Inoltre, la Pro Loco di Gorla Maggiore vuole anche lasciare un simbolo di pace e speranza: «Di una nuova rinascita rappresentata dall’ ulivo che rinasce dalle macerie», conclude.
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