Razionalismo e sentimento: Gianni Biondillo racconta gli architetti tra Ventennio fascista e Resistenza
A Samarate per Filosofarti l'autore milanese racconta le speranze degli architetti, la presa di coscienza, l'adesione all'opposizione al regime. "Il libro che ho sempre voluto scrivere"
Gianni Biondillo arriva a Samarate per presentare un’opera che non è solo un viaggio letterario, ma un’immersione profonda nella memoria storica e culturale del nostro Paese. Così l’autore, ospite dell’associazione Samarate Loves Books, s’inserisce nel programma del festival Filosofarti, regalando al pubblico samaratese un momento di intensa riflessione, facilitata dal suo nuovo romanzo Quello che noi non siamo.
L’autore – architetto di formazione – di nuovo ripercorre con il pubblico l’epopea dell’architettura italiana sotto la dittatura fascista, fino al periodo della Resistenza. La narrazione si fa fitta di nomi, riferimenti storici e vicende umane, emerge l’imponente lavoro di ricerca e di assorbimento di fonti dirette e indirette realizzato dall’autore.
Ecco, quindi, come il suo studio minuzioso restituisce una visione densa e stratificata di un’epoca complessa, mettendo in luce figure straordinarie che hanno lasciato tracce indelebili nella storia italiana, con l’emergere del linguaggio del razionalismo, nato nel fascismo ma insieme così estraneo al fascismo e alla sua retorica.
Una presa di coscienza progressiva, che porta molti architetti dal lavoro dentro al regime all’adesione all’opposizione, alla Resistenza, fino al sacrificio come nel caso di Gianluigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Giuseppe Pagano, deportati nei campi di sterminio.

>Biondillo alla fine confessa: «È il romanzo che ho sempre voluto scrivere». Il pubblico sorride, dalla passione ne era certo.
Architettura dal Ventennio alla Resistenza
Biondillo si fa poi divulgatore. Approfondisce il tema dell’architettura, mostrando come, nonostante il periodo drammatico e segnato da una dittatura, ci siano stati artisti capaci di immaginare e costruire con uno slancio che oggi appare ancora più significativo.
Così l’autore permette la riscoperta della grandezza artistica e umana di architetti e intellettuali italiani, affinché non siano più celebrati all’estero e non nel loro Paese. Ecco che l’eredità degli artisti torna a brillare.
Biondillo ha saputo restituire passione e autenticità a un periodo storico spesso raccontato con toni spenti, ma che, nonostante il contesto tragico, ha visto architetti visionari dare forma a una speranza. L’incontro è risultato particolarmente coinvolgente per il pubblico: il trasporto emotivo con cui l’autore ha saputo condividere il suo lavoro era tangibile.

«Il suo modo di raccontare è stato ironico, potente e profondo, una dimostrazione di impegno civile, memoria storica e serietà nel mestiere della scrittura. Non una semplice esposizione di fatti, ma una vera e propria esperienza culturale, capace di suscitare emozioni e di aprire nuovi collegamenti nella mente del pubblico» chiude Edoardo Macchi, membro dello staff organizzativo di Filosofarti, in sala.
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