Bettelli confermato presidente di Federmacchine: “Il peggio è alle spalle, ma serve un piano per il dopo 2025″
Cimmino (Confindustria): “L’export è il nostro fiore all’occhiello, ma da solo non basta: servono visione e stabilità per rilanciare l’industria"
Il 2024 si chiude con un segno meno per l’industria italiana del bene strumentale, che registra uno dei bilanci peggiori degli ultimi anni. Ma l’Assemblea annuale di Federmacchine, guarda già oltre: il 2025 porterà una lieve ripresa e la conferma alla presidenza di Bruno Bettelli, chiamato a guidare la federazione anche in una fase delicata di transizione.
Nel corso dell’evento, accanto a Bettelli, è intervenuta Barbara Cimmino, vicepresidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, che ha lanciato un messaggio chiaro: «L’export resta il nostro fiore all’occhiello, ma da solo non basta. Serve stabilità per rilanciare investimenti e competitività». (Nella foto da sx Cimmino e Bettelli)
ANCHE L’EXPORT SEGNA IL PASSO
I numeri del 2024 fotografano un rallentamento diffuso. Il fatturato del comparto si ferma a 52,5 miliardi di euro, in calo del 7,4% rispetto al 2023. A pesare è soprattutto la frenata del mercato interno: le consegne dei costruttori italiani in Italia crollano del 13,7% (16,4 miliardi), il consumo cala del 14,3% (26 miliardi) e le importazioni si riducono del 15,2% (9,8 miliardi). Anche l’export segna il passo (-4,2%), fermandosi a 36 miliardi. Eppure, nonostante le difficoltà, l’industria tiene il presidio dei mercati chiave. Il rapporto export/fatturato sale al 68,7%, segno della solidità della domanda estera. L’Europa assorbe il 68% del fatturato, seguita da Americhe (16,6%) e Asia (11,8%). Tra i principali mercati, solo Spagna e India registrano una crescita. Gli Stati Uniti restano la prima destinazione (5 miliardi, -0,1%), ma Bettelli avverte: «La guerra commerciale rischia di penalizzare anche noi. Trump dovrà riflettere prima di imporre dazi su beni di cui il suo paese ha bisogno».

PICCOLA INVERSIONE DI TENDENZA
Le previsioni per il 2025 parlano di una timida inversione di tendenza: fatturato a +1,6% (53,3 miliardi), export stabile (+0,6%) e consumi in leggera risalita (+2%). Un rimbalzo, più che un rilancio. “Il segno torna positivo, ma non basta a parlare di vera ripartenza”, avverte Bettelli. “A fare la differenza sarà la capacità di sistema di cogliere nuove opportunità, soprattutto nei mercati esteri emergenti”.
IL POTENZIALE È DI OTTO MILIARDI E MEZZO
In questa direzione si muove la seconda edizione del Rapporto Ingenium, realizzato da Federmacchine con Confindustria, che individua 8 miliardi di export potenziale. «È lì che dobbiamo puntare – dice Bettelli – con il supporto delle istituzioni: MAECI, ICE, Sace, Simest. E poi con strumenti operativi come missioni e study tour: in ottobre torneremo in Messico».
Sul fronte interno, l’urgenza si chiama politica industriale. Il 2025 coinciderà con la chiusura dei programmi 4.0 e 5.0. «Non possiamo permetterci un vuoto. Serve da subito una strategia chiara per accompagnare l’industria dal 2026 in avanti», è l’appello di Bettelli al governo. L’assemblea, oltre a presentare i dati, ha sancito anche il rinnovo delle cariche associative. Bruno Bettelli è stato riconfermato alla guida di Federmacchine, segno di fiducia in un momento complesso ma ancora ricco di potenziale.
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