Pietro Scidurlo: “L’accessibilità non è un costo, ma un’opportunità”
Per il fondatore di Free Wheels non basta abbattere barriere architettoniche: l’accessibilità è conoscenza, cultura e visione. Il racconto di Pietro Scidurlo invita a cambiare prospettiva e arriva a Materia lunedì 22 settembre alle 21
Pietro Scidurlo, presidente di Free Wheels, parla da chi non ha scelto di stare fermo. Nato con una lesione spinale che lo costringe alla carrozzina, ha deciso che camminare non significa solo muovere i piedi, ma dare indicazioni per far muovere tutti.
Lunedì 22 settembre alle 21.00 sarà a Materia Spazio Libero per presentare il suo libro Per chi vuole non c’è destino. Un incontro che non è solo una presentazione editoriale, ma un’occasione per ascoltare la voce di chi ha fatto dell’accessibilità un progetto di vita.
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Il libro: “Per chi vuole non c’è destino”
Il titolo non è casuale. «Non volevo la parola “cammino”, troppo inflazionata — racconta Scidurlo —. È stata Miriam Giovanzana, direttrice di Terre di mezzo, a chiedermi di scrivere di me in un periodo difficile. Ho iniziato solo quando ho capito che era necessario».
Scrivere di sé, dice, non è stato semplice. «È come avere un giardino zen e decidere di spostare ogni pietra. Non sai mai cosa troverai sotto. A volte sono ricordi dolorosi, ma servono a capire chi sei diventato. Alla fine di ogni cammino scopri sempre qualcosa di te che non conoscevi».
Il libro si apre con un’immagine forte: un ricovero in ospedale. «Quella scena è uno spartiacque. Non posso spoilerare, ma è da lì che tutto inizia». Da quella soglia si dipana un racconto che non è solo personale, ma che diventa collettivo: un invito a guardare l’accessibilità come opportunità per tutti.
Accessibilità: una competenza da costruire
Scidurlo respinge l’idea che basti vivere in carrozzina per essere esperto di accessibilità. «Vivere 46 anni in carrozzina non fa automaticamente di me un esperto. Ho dovuto studiare, formarmi, sbagliare. L’accessibilità è una materia a sé, richiede conoscenza e metodo».
La differenza tra disabilità e accessibilità è chiara: «Parlare di disabilità significa riferirsi a una condizione. Parlare di accessibilità significa includere chiunque abbia un bisogno specifico. Io, ad esempio, necessito di percorsi accessibili dal punto di vista motorio. Un’altra persona può avere un’intolleranza alimentare e necessitare di un percorso accessibile dal punto di vista nutrizionale. Sono bisogni diversi, ma entrambi legittimi».
Gli over 65, un pubblico dimenticato
Nella sua riflessione, un posto importante è riservato agli over 65. «Gli over 65 hanno bisogni crescenti, sensoriali e motori. Con l’età cambiano vista, udito, capacità di movimento. Ma sono anche un mercato enorme: hanno tempo, viaggiano, hanno capacità di spesa. E soprattutto viaggiano con i nipoti, liberando figli e famiglie impegnate al lavoro».
Un segmento spesso trascurato, ma che per Scidurlo rappresenta la chiave per capire l’accessibilità come risorsa economica e sociale. «Chi guarda a queste persone come un costo non ha ancora colto l’opportunità. Sono utenti attivi, capaci di incidere davvero sul territorio».
Da Santiago a Free Wheels
Il punto di svolta è arrivato con il Cammino di Santiago, percorso che Scidurlo ha affrontato in handbike. «Non mi interessava sentirmi dire che avevo fatto un’impresa. L’impresa fine a sé stessa non mi è mai interessata. Quello che conta è la traccia che lasci. Il vero obiettivo era che altri potessero farlo dopo di me».
Da quell’esperienza è nata Free Wheels, l’associazione che oggi lavora per rendere accessibili cammini in Italia e all’estero. La Via Francisca del Lucomagno, la Via Francigena, il Cammino di San Benedetto, il Grande Anello della Valnerina: sono itinerari resi più inclusivi grazie a un lavoro di mappatura, segnalazioni, guide, supporto con ausili come handbike e carrozzine.
«L’importante non è che Pietro abbia fatto un cammino — dice — ma che cento, mille altri Pietro possano viverlo. Che possano scoprire cosa significa mettersi in viaggio, sentirsi parte di un percorso, nonostante le difficoltà».
Linguaggio e cultura inclusiva
Per Scidurlo, l’accessibilità non è solo questione di percorsi, ma di linguaggio. «Non siamo persone con bisogni speciali, ma con bisogni specifici. Le parole hanno un peso enorme. Possono aprire o chiudere strade. Possono costruire inclusione o alimentare stereotipi».
Il cambiamento che auspica è culturale: «Dobbiamo passare dal problema della disabilità all’opportunità dell’accessibilità. E per farlo, dobbiamo iniziare anche da come parliamo».
Un’opportunità per il territorio
Oggi il tema è affrontato con più serietà rispetto al passato, ma resta lontano dall’essere pienamente compreso. «Molti lo vedono come un costo sociale. Pochi come un’opportunità. Ma se non ci mettete nelle condizioni di diventare consumatori di turismo, non lo saremo mai».
L’accessibilità, insiste, deve diventare parte integrante della progettazione di spazi e servizi. «Non può essere un’aggiunta, un favore. Deve entrare di diritto, tanto quanto la segnaletica o la sicurezza. Perché l’accessibilità non riguarda pochi, riguarda tutti».
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