Un Barbiere di Siviglia brillante e contemporaneo incanta il Lirico di Milano
La regia di Serena Nardi unisce Commedia dell’arte e suggestioni dadaiste con un gigantesco Cubo di Rubik simbolo della drammaturgia rossiniana. Cast giovane, direzione musicale brillante di Riccardo Bianchi e lunghi applausi del pubblico
Uno spettacolo giovane e brillante, il Barbiere di Siviglia di Rossini andato in scena sabato scorso al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, con la regia di Serena Nardi. La regista ha voluto coniugare una comicità figlia della Commedia dell’arte con elementi dadaisti (anche nella mescolanza di coloratissimi abiti moderni e del tempo dell’opera), dati dalla presenza omnipervasiva di un grande Cubo di Rubik, metafora di quel gioco perfetto di incastri e di combinazioni drammaturgiche che è il libretto rossiniano. Così che poi, come simbolo materiale nella sua dimensione reale di giocattolo, passasse di mano in mano tra i personaggi dell’opera, che sembravano allora muovere letteralmente gli ingranaggi della commedia.
Lo spettacolo della Nardi ha saputo in questo modo porsi in un perfetto ed elegante equilibrio tra contemporanee soluzioni “di regia” (croce e delizia delle messe in scena odierne) e un taglio dell’opera “tradizionale”.

In questo abbiamo pure visto lasciti della grande lezione registica strehleriana, capace, come sappiamo, di realizzare la magia, l’illusione teatrale, a partire da pochi oggetti scenici, da un gioco raffinato di luci, dalla vis comica, appunto, del suo grande Arlecchino (e non è che i riquadri colorati del grande “cubo” ne richiamassero il vestito?).
Giovane il cast e del tutto all’altezza di un’ottima resa musicale. Abbiamo ascoltato, quasi debuttante, una smaliziata ed agile Rosina, interpretata da Camilla Vitaletti, davvero a suo agio in un ruolo che fa paura alle più navigate interpreti. Nicola Ziccardi, nella parte del protagonista, è un formidabile attore-cantante, cosa che ci sembra assai preziosa per un interprete rossiniano italiano. Lindoro, interpretato da Enrico Iviglia, ha espresso magnifiche, curatissime, potenti qualità vocali. La pestifera coppia di Bartolo e Basilio, interpretati da Filippo Polinelli e Albert Buttigieg, ci ha regalato due voci convincenti, pulite e perfettamente nel ruolo, e una presenza scenica spassosa. Così pure Berta, Mariachiara Cavinato, e Fiorello, Giacomo Capra, hanno dato prova di qualità vocali cristalline.
Splendida la concertazione e direzione di Riccardo Bianchi. Un direttore brillante, sicuro, del tutto al servizio del difficile compito rossiniano, che per questo meriterebbe l’attenzione delle più importanti istituzioni operistiche.
La piccola Orchestra sinfonica Menotti ha dato buona prova tecnica della scopertissima e insidiosa partitura. Da segnalare anche la squisita resa pianistica del giovane Martino Dondi per i recitativi secchi, caleidoscopici come il “cubo”. Ottimi pure gli inserti della Corale lirica ambrosiana, diretta da Roberto Ardigò.
Un pubblico numeroso e calorosissimo ha decretato il successo di questo delizioso spettacolo.
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