Luino e frontalieri, “quando è l’opposizione a smuovere le acque“
La nota di Stati Generali del Centrodestra per Luino a firma Pietro Agostinelli, Egidio Carlomagno, Marmorato Pantaleone
Il tema dei frontalieri al centro di una nota a firma di Stati Generali del Centrodestra per Luino Pietro Agostinelli – Egidio Carlomagno – Marmorato Pantaleone
C’è un vecchio detto che recita: “L’aquila non cattura le mosche”. Eppure, talvolta, sono proprio le mosche – o meglio, i modesti consiglieri comunali di opposizione – a smuovere gli equilibri. E quando ciò accade, con quel tempismo che contraddistingue la politica italica, ecco che spuntano aquile d’ogni sorta, con incarichi pubblici regionali e nazionali, pronte a planare sulla preda già stanata. Sulla stampa c’ è una passarella, una sfilata , non di belle donne ma di personaggi politici Il nostro Furio Artoni con quella sua prosa che ricorda i migliori tempi del giornalismo d’antan, sembra dire che la Storia – quella con la S maiuscola – abbia modo di vendicare chi per primo osa dire "il re è nudo". Dicembre 2020: il consigliere comunale Artoni presenta una mozione a tutela dei frontalieri. Primo comune della provincia. Luino fa scuola. Unanimità in consiglio comunale, nonostante – si badi bene – quella mozione fosse “in evidente contrasto con le trattative condotte dal Governo”, come ebbe a scrivere lo stesso Artoni.
Un gesto epocale, dissero. Poi venne il silenzio. Quello assordante. Dicembre 2025: Artoni torna alla carica contro la “tassa sulla salute” per i frontalieri. La definisce “un abominio giuridico che viola la Costituzione”. Primo comune che approva una mozione netta contro questa tassazione. Di nuovo Luino. Di nuovo un consigliere comunale di periferia che alza la voce mentre Roma tace e i parlamentari contano i voti. Gennaio 2026: Artoni presenta due mozioni al consiglio comunale. Passano entrambe. Una contro la famigerata tassa sanitaria, l’altra – udite, udite per destinare i fondi ai comuni e questo per dar seguito ad una altra mozione approvata anni addietro, per un piano di sviluppo delle aree di frontiera con detassazioni per le nuove imprese, riduzione del cuneo fiscale, potenziamento delle infrastrutture. Temi che, fino al giorno prima, sembravano troppo complessi per essere affrontati dalle sponde del Verbano. Ed ecco il miracolo. Come per incanto, dopo mesi di battaglie solitarie condotte da un modesto avvocato di provincia tra le aule polverose del comune di Luino, sorgono politici con cariche ben più sonanti. Regionali, nazionali, addirittura ministeriali. E fanno cosa? Riprendono, rielaborano, rilanciano. Seguono l’onda. Per la verità a modo loro. Ci permettiamo di citare, con deferenza ma anche con un pizzico di quella irriverenza necessaria che tanto ci piace, le parole dello stesso Artoni: “Quelli che l’avevano osteggiata sono stati ora costretti a ritornare sui loro passi, con quella grazia che caratterizza chi si è appena accorto di aver sbagliato binario ma vuole far credere di essere sempre stato sul treno giusto”.
Ben venga, per carità. Anzi, benissimo venga che finalmente anche dalle sedi istituzionali più alte si cominci a parlare di ristorni ai comuni, di tassazione iniqua, di sviluppo delle aree di frontiera. È questo, in fondo, l’obiettivo: che le battaglie dal basso arrivino in alto. Che le istanze dei territori vengano ascoltate. Tuttavia – e qui sta il punto, cari amici – ci piacerebbe che venisse riconosciuto ad un modesto consigliere di periferia il merito di aver smosso le istituzioni a livello nazionale partendo, appunto, dalle rive del Lago Maggiore. Non chiediamo statue equestri né piazze intitolate né busti . Ma un minimo di riconoscimento intellettuale, quello sì. Perché – e qui la metafora si fa meccanica – tante volte conta di più un granello di polvere finito nell’ingranaggio giusto, che tante rotelle luccicanti che girano a vuoto facendo molto rumore ma producendo poco movimento e lasciando fermo il macchinario. Artoni è stato quel granello di polvere. Scomodo, irritante per alcuni, sicuramente fuori dalle liturgie del potere. Ma efficace. Ha sollevato per primo la questione della tassa sulla salute. Ha parlato per primo del recupero e dello sviluppo delle aree di frontiera con proposte concrete: zone economiche speciali, defiscalizzazione, sburocratizzazione. E mentre i grandi nomi discutevano di massimi sistemi a Roma o Milano, lui – dalle rive del Verbano – scriveva mozioni, le presentava, le faceva approvare.
E oggi? Oggi altri politici, con incarichi pubblici ben più prestigiosi, seguono quella rotta. L’importante è che la seguano. Anche se hanno dimenticato chi per primo ha tracciato la mappa. Gli Stati Generali del Centrodestra per Luino, nella persona dei sottoscritti Pietro Agostinelli, Egidio Carlomagno e Marmorato Pantaleone, vogliono dunque mettere agli atti questo semplice fatto: prima di diventare tema nazionale, prima di essere cavalcata da parlamentari e assessori regionali, la battaglia sui frontalieri e sulle aree di frontiera è partita da Luino. È partita da un consigliere comunale di opposizione che, con testardaggine (ma anche con l’arguzia degli avvocati che sanno leggere le leggi meglio di chi le ha votate), ha trasformato questioni locali in questioni nazionali. E se oggi finalmente qualcosa si muove ai piani alti – ben venga, ripetiamo – vorremmo che almeno in un angolino di quegli atti parlamentari, di quegli emendamenti, di quelle delibere regionali, ci fosse scritto: "Idea originale: dalle sponde del Verbano, con furore".Con riferimento alla “Cina con furore “ del noto Bruce Lee sapendo che il nostro Artoni si diletta anche con le arti marziali. Perché tante volte, signori miei, conta di più un granello di polvere in un ingranaggio, che tante rotelle che girano a vuoto.
Stati Generali del Centrodestra per Luino Pietro Agostinelli – Egidio Carlomagno – Marmorato Pantaleone
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