Su e giù dal Vesuvio fino a raggiungere l’Everest: l’impresa di Samuele Filippi da Malnate

Il malnatese martedì 30 dicembre ha portato a termine le 11 salite sul pendio del vulcano: 16 ore di attività per superare il dislivello record di 9.383 metri

samuele filippi everesting

Un’impresa che va oltre il dato sportivo per farsi esperienza di vita, tra il ghiaccio della notte e il sole del Golfo. Samuele Filippi di Malnate ha completato con successo l’Everesting sul Vesuvio, portando a termine undici scalate consecutive del vulcano. Una sfida estrema, iniziata nel cuore della notte e conclusa dopo oltre 16 ore di attività ininterrotta, che ha visto l’atleta varesino superare il dislivello record di 9.383 metri, ben oltre la quota della vetta più alta del mondo.

Una partenza anticipata dall’adrenalina

La sfida non è iniziata secondo i piani originali, ma sotto la spinta di un’energia incontenibile che ha portato Filippi a saltare in sella molto prima dell’alba. Il freddo pungente e le condizioni del manto stradale hanno reso le prime ascese un vero test di resistenza fisica e psicologica, trasformando la discesa in un esercizio di estrema prudenza.

«Avevamo previsto la partenza alle 5 del mattino, ma l’ansia e la voglia della sfida erano troppo forti – racconta Samuele Filippi –. Così, non riuscendo a dormire, alle 1:20 ho mandato un messaggio al presidente della squadra e ho iniziato le undici scalate. I primi due blocchi sono stati complessi a causa del forte vento: la temperatura reale era di 4 gradi, ma il percepito era di quasi -10. Tutta la parte superiore del percorso era ghiacciata per via della brina spessa oltre un centimetro, quindi le prime discese sono state molto lente per cercare di rimanere in piedi e non cadere».

La gestione dello sforzo tra i blocchi

Per superare una prova di tale portata, la strategia alimentare e la suddivisione delle forze sono state fondamentali. Filippi ha organizzato l’impresa in tre blocchi da tre risalite e un blocco finale da due, mantenendo un ritmo di integrazione costante per evitare il crollo fisico nelle fasi più critiche della giornata, quando la fatica iniziava a presentare il conto.

«Ho diviso le salite in diversi blocchi, effettuando una pausa più lunga alla fine di ognuno per mangiare cibi solidi e appagare la mente – spiega il ciclista malnatese –. Durante le ascese consumavo circa 750 ml di sali e carboidrati e un gel ogni 40 minuti. Con l’arrivo dell’alba il sole ha iniziato a scaldare il corpo e l’animo: non ho avuto grandi difficoltà se non nelle ultime due risalite quando la stanchezza si è fatta sentire, ma avendo mangiato e bevuto correttamente non ho avuto problemi di crampi o altri dolori».

Il supporto della squadra e il valore dell’impresa

Oltre ai numeri registrati dal computer di bordo – 239 chilometri percorsi e 6.585 calorie bruciate – a fare la differenza è stato il calore umano. La squadra ha seguito Samuele per tutte le 16 ore, trasformando una sfida solitaria in un evento collettivo che ha coinvolto decine di persone lungo i tornanti del vulcano.

«Il supporto della squadra si è fatto sentire per tutte le 16 ore di attività – conclude Filippi –. È stata una scalata incredibile in un paesaggio stratosferico. Circa ottanta persone del team sono passate a sostenermi e alcuni compagni hanno condiviso con me alcune ascese. È stata un’esperienza di vita più che sportiva: affrontare il Vesuvio al buio, al freddo e con pendenze oltre il 10% ha richiesto un impegno mentale importantissimo. Sono molto contento perché quello che sono riuscito a fare è andato molto oltre la semplice sfida atletica».

Samuele Filippi questa volta sfida il Vesuvio: undici scalate per un nuovo Everesting

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Pubblicato il 02 Gennaio 2026
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