“Avete avuto accanto un angelo, la sua stella rimarrà alta nel cielo”
Grande commozione alle esequie di Emilia Martignoni, la neurologa varesina stroncata da un terribile male. A salutarla parenti, colleghi, conoscenti e tanti malati, perché “per loro Emy non era solo un medico, ma un’amica”
Nella vita si può scegliere di essere lievi come un violino, eppure lasciare tracce indelebili in chi ci sta accanto. E’ grazie alla sapienza dello spartito e alla generosità del musicista che lo strumento musicale diventa struggente e la sua musica indelebile. E la dottoressa Emilia Martignoni, che quel violino lo amava tanto, ha davvero saputo fare della sua vita una musica d’amore il cui ricordo vivrà per sempre.
Lo si leggeva negli occhi e nelle parole dei tanti parenti, colleghi, amici, conoscenti e pazienti che questa mattina, nella Chiesa di Schianno, hanno dato l’ultimo saluto alla professoressa e neurologa stroncata pochi giorni fa da un terribile male. E sono stati proprio i pazienzi dell’Associazione malati di Parkinson di Varese, che la professoressa aveva contribuito a fondare, a dare il ricordo più toccante : per loro Emy non era solo un medico, ma un’amica che «con fare materno» donava speranza per un futuro migliore.
Tante lacrime, ma anche tanta fiducia e voglia di dare seguito a quello che Emilia Martignoni in vita ha saputo dare: «Operosità, dedizione, sapienza, scienza, generosità, modestia, finezza, semplicità: avete avuto accanto un angelo che è passato in mezzo a voi a fare del bene senza suonare la tromba. Emy vivrà per sempre perché la sua stella luminosa rimarrà alta nel cielo. Ora tutta la sua vita è tornata alla terra, ma seguendo un percorso speciale perché germoglierà» ha dichiarato durante l’omelia Don Angelo Fontana, parroco di Gazzada, che insieme a Don Luigi Milani e Don Gianluigi Cerutti, in rappresentanza del vescovado di Novara, ha celebrato le esequie. La «luminosa testimonianza di Emy della vita come dono d’amore» andava infatti ben oltre Varese e Don Gialuigi ha portato infatti i saluti del Vescovo di Vercelli e dell’Arcivescovo di Novara, zone in cui la professoressa operava.
Una cerimonia scandita dalle parole dei colleghi, che all’offertorio hanno portato in dono un paio di scarpine, simbolo di forza, passione e tenerezza, le doti con cui la dottoressa Martignoni li ha sempre guidati nel suo cammino umano e professionale, e una palla, simbolo dell’allegria e del sorriso che Emilia Martignoni ha saputo donare anche nei momenti dificili della sofferenza e della malattia. E resa struggente da bellissime musiche – l’Adagio di Albinoni, Dolce e sentire, il concerto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo, il largo di Tartini, l’Ave Maria di Gounod -: l’ultimo atto d’amore con cui Emy, affidandosi al suo amato violino, ha voluto per l’ultima volta infondere tenerezza a chi è venuto a salutarla per sempre.
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