Renna: “Solidarietà a don Galimberti”
Nota del consigliere comunale del Carroccio dopo le discussioni e la polemica accesa dall'articolo su "Emmaus" e dalla risposta del Pdci cittadino
Riceviamo e pubblichiamo la nota di Luca Renna, consigliere comunale della Lega Nord a Cassano Magnago, per esprimere solidarietà a don Galimberti dopo il volantino diffuso dal Pdci con argomento le morti dei preti dopo la seconda guerra mondiale
Sono Luca Renna, consigliere comunale della Lega Nord Padania a Cassano Magnago.
Desidero esprimere la mia personale solidarietà e, credo, della mia gente, al nostro don Galimberti. Il volantino infamante e assolutamente inutile in cui si attacca un semplice ricordare tragici eventi storici avvenuti durante la guerra civile italiana 1943-1945 e oltre, non fa altro che affossare ancora più la sinistra radicale nelle proprie trincee. Quelle trincee ideali che l’hanno trascinata indecorosamente fuori anche dal parlamento di Roma.
Rimarco con particolare forza che i preti uccisi furono tantissimi anche nella Venezia Giulia, nella nostra terra istriana, fiumana e dalmata. E questo fa capire la vocazione politica di questi omidici! La pulizia etnica vera, la prima e unica mai subita dagli italiani, fu solo e sempre slava. Operata con tecnica chirurgica e assolutamente violenta, diabolica, subdola e terribile. Gli slavi hanno ucciso per ripulire e terrorizzare le nostre genti venete che vivevano da secoli quelle terre!
Come non ricordare lo scomparso vescovo di Trieste Antonio Santin, a monsignor Edoardo Marzari (il don Bosco dei ragazzi esuli), a Marcello Labor, il prete medico di origine ebraica divenuto sacerdote dopo la morte della moglie e del quale è stato avviato il processo di beatificazione, sono molti altri i ritratti, ai più sconosciuti, di preti che si sono trovati dopo il secondo conflitto mondiale a immolare la loro vita nel turbinio delle vicende che vedevano opposti i nazisti e i titini nella tormentata terra istriana.
Don Francesco Bonifacio, i Benedettini di Daila, monsignor Giorgio Bruni, don Miro Bulesic, monsignor Giuseppe Dagri, don Angelo Tarticchio, padre Atanasio Cociancich, don Marco Zelco. Nomi e storie per onorare la memoria di istriani che hanno sofferto e anche pagato con la vita il loro essere sacerdoti in tempi e terre divenuti barbari e ostili.
Era di Montona d’Istria monsignor Luigi Bottizer, lì nato nel 1915, il cui fratello Ubaldo, giornalista, fu vittima dei partigiani nel 1944. Don Alfredo, parroco di Montona, lo porterà a spalla per seppellirlo sin nel cimitero del villaggio natio. Nel 1946 i titini vogliono arrestarlo, lui scappa, riesce a raggiungere Trieste con il supporto degli anglo-americani. Ed è nel Gma (Governo militare alleato) che trova la sua collocazione come direttore della Caritas americana, «tutore attento e premuroso degli esuli istriani e dalmati, mano amica che si protende Oltreoceano». Fra i primi preti a Trieste a indossare il clergimen, cappellano dei vigili urbani triestini e del porto, si dà da fare per dirottare fondi dagli Usa nel dopo terremoto del
Sono ferite rimarginate, ma che hanno lasciato cicatrici. Nulla si è più saputo di lui. Ma improvvisamente la svolta: in una foiba di San Servolo, sovrastante San Dorligo-Dolina, fra varie ossa umane, vengono ritrovati brandelli di un abito talare e un colletto sacerdotale di celluloide. Si ancora indaga se fossero di don Placido. Infine, la storia di don Giuseppe Gabbana, cappellano militare della Guardia di finanza, un prete in divisa. Il 2 marzo del 1944 tre sicari bussano alla sua porta a Trieste in via dell’Istria 39, nel popolare quartiere di San Giacomo. Lui apre, gli scaricano i proiettili nell’addome, lo colpiscono alla tempia con il calcio dell’arma. Perché? : «Era un prete, amava
Storie di preti dell’Istria uccisi per cancellare la loro fede.I comunisti cassanesi almeno su questo tacciano per sempre!
Luca Renna
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