Si schianta con la moto contro un’auto e brucia vivo

Il motociclista è morto nel rogo. Lo scontro è avvenuto sulla sp 36. La vittima un 25 enne di Solbiate Arno

Una scarpa da tennis sull’asfalto, marca Nike, grigia, numero 42. Nessuno sa dire come ci è finita lì. A quindici metri c’è quello che le fiamme hanno risparmiato di una moto Guzzi e di una Toyota Yaris.

Il telo bianco che copre il corpo carbonizzato del motociclista stride contro il nero che avvolge tutta la scena sulla strada provinciale 36, quella che da Buguggiate porta a Cassinetta costeggiando il lago di Varese.

La gente che affolla ogni domenica la pista ciclabile, si ferma a guardare. La passeggiata tranquilla e spensierata, fino a poco prima delle 15, si è trasformata di colpo in una scena raccapricciante.

Prima il botto. «È stato come una bomba. Mi sono girato ed erano solo fiamme» dice un ragazzo. E poi una torcia umana che fa in tempo solo a urlare per una volta «aiutatemi». Il proprietario del chioscho che disseta e sfama i turisti del lago, si precipita verso quel grido con un piccolo estintore, ma è troppo tardi. La benzina che è uscita dal serbatoio della moto ha investito in pieno il motociclista e lui è rimasto incastrato tra la macchina e la sua Guzzi. Una trappola mortale. «È stato un attimo. Il tempo di voltarmi dopo lo scoppio e ho visto le fiamme avvolgere tutto» dice una ragazza. La conducente dell’automobile, una donna cinese di 42 anni, è scesa appena in tempo per non essere trascinata in quell’inferno. Ancora sotto shock, si è seduta sul ciglio della strada e subito dopo è stata trasportata in ospedale.

La gente e i numerosi testimoni sono seduti sul guardrail con lo sguardo fisso su quella scena cristallizzata dal fuoco. I poliziotti, della stradale e della volante, bindella e gesso alla mano, cercano di ricostruire l’accaduto. La moto procedeva verso Bodio Lomnago e sarebbe stata in sorpasso sulla coda di macchine, secondo quanto dice un automobilista che la precedeva. La Toyota Yaris usciva dal parcheggio del Centro commerciale del lago. Quando il motociclista si accorge della macchina, è ormai troppo tardi. Sull’asfalto non c’è traccia di frenata. La Guzzi colpisce la Yaris sul fianco sinistro e si gira su se stessa. E’ un attimo. Il serbatoio della moto nell’impatto si rompe. Un getto di benzina investe il motociclista, che è rimasto a terra, ancora sulla moto, attaccato al volante. «Era una palla di fuoco» dice un vecchio con la voce rotta dall’emozione.

La folla di curiosi aumenta. I poliziotti, i vigili del fuoco e tutti soccorritori proteggono con grande determinazione la dignità di quello che rimane di quel corpo. Quando verso le 17 arrivano gli addetti delle pompe funebri per prelevarlo, fanno un autentico cordone umano da un lato, mentre dall’altro schierano carro attrezzi e furgone, stando ben attenti che nessun curioso lo violi con lo sguardo o con le macchine fotografiche digitali.

La targa della moto è appoggiata vicino allo spartitraffico. È annerita, ma si legge. È l’unica traccia che i poliziotti hanno per risalire a quel corpo carbonizzato. Bw76483, una sigla che porta al proprietario:  Nicola Caserta, 25 anni, di Solbiate Arno. 
Alle 17 e 30 arrivano gli zii. Sono a piedi perché la strada di accesso da Capolago è bloccata da un’auto della polizia. Lei piange, si tiene la testa tra le mani e si ferma a cento metri dalla scena dell’incidente. Lui allarga le braccia e si avvicina alla moto. Riconosce quella scarpa sull’asfalto. È quella del nipote. Un poliziotto capisce la situazione e con prontezza dice: «Non sappiamo ancora chi è, provate a cercarlo». È vero, quella moto Nicola potrebbe averla prestata a un amico. E poi quelle scarpe da tennis sono molto diffuse tra i giovani.

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Pubblicato il 24 Febbraio 2008
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