«Qui non è l’inferno. Può accadere a chiunque di noi»
Un borgo di case immerso nel verde, un fiume che scorre placido. La scena dell'omicidio è l'immagine bucolica della provincia
L’odore del fumo risale fino all’inizio di via Gorini. Man mano che si scende lungo la strada stretta, diventa sempre più acre. Una sensazione sgradevole che stride con l’immagine di un borgo immerso nel verde. Alla fine della via, sulla destra, c’è una casa come quella del Mulino Bianco. L’intonaco in rilievo, che fa rustico, le persiane in legno. In mezzo scorre il fiume Bardello, placido e trasparente. L’unica traccia della presenza umana è sul davanzale della finestra dove ci sono due paia di scarpe da tennis, messe lì ad asciugare dalla vittima e risparmiate dal fuoco.
Due anatre sguazzano tranquille, proprio davanti alla finestra dove è avvenuto l’omicidio. Tutt’intorno sono alberi e prati. Un piccolo portico introduce nell’abitazione dove abitava Marisa Molinari. Al posto della porta c’è un buco nero. Il fuoco ha divorato tutto. Lo scheletro della scala interna è l’unica cosa ancora in piedi insieme a un portaombrelli. Un angolo di paradiso trasformato in un inferno nel giro di poche ore dalla follia di un uomo. Già, perché secondo gli inquirenti, sarebbe la gelosia il movente dell’omicidio.
Salvatore Oliveri e Marisa Molinari avevano avuto una relazione, finita ormai da tempo. Che cosa sia scattato nella testa dell’uomo è impossibile saperlo, visto che anche lui è morto a causa delle ustioni. Quando sono arrivati i soccorsi l’omicida era ancora lì sotto la casa in fiamme, in stato confusionale. L’estremo tentativo di nascondere l’inconfessabile gesto dietro l’apparenza inutile di una pira sacrificale. Marisa era stata uccisa a bastonate prima del rogo.
«È dalle tre di questa notte che sono in piedi. La verità è che i pazzi sono in giro, guardi cosa è successo a Garlasco. Io la sto seguendo quella vicenda. È terribile, ma è una cosa che puo’ accadere a chiunque. Questo è un luogo dove ha sempre regnato la pace, non la morbosità». La cognata della vittima è provata. È stata tra le prime persone a soccorrere Marisa insieme agli altri vicini. Ha cercato di spegnere le fiamme mentre aspettava l’arrivo dei pompieri. La canna dell’acqua è ancora srotolata davanti alla porta dell’abitazione.
Con lei c’è la madre della vittima. Ha novant’anni. Esce dal balcone, con un vestito scuro, segue il viavai davanti la casa, continuando a ripetere come un disco inceppato: «Hanno ucciso mia figlia..hanno ucciso mia figlia».
La vicina di casa di Marisa Molinari ha ripreso il suo tran tran quotidiano. Sbircia dalla finestra i movimenti delle persone. «Sto preparando da mangiare, non posso parlare. È una tragedia. Chi se lo aspettava!» dice sforzandosi di ritrovare i ritmi di una giornata che normale non è. Mentre il cuore nero della provincia batte sotto la cenere ancora calda di via Gorini.
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