AlpTransit: “l’Italia deve fare di più”
Presentati al Centro Svizzero di via Palestro gli atti del convegno organizzato lo scorso ottobre a Bellinzona sul progetto AlpTransit. Il console Vogelsanger sprona il nostro Paese
«AlpTransit non è solo un progetto che buca le Alpi, ma un’opera ingegneristica senza precedenti e che permetterà di rafforzare, ancora di più e a lungo, le relazioni e l’amicizia fra Italia e Svizzera». Con queste parole Fabrizio Fazioli, presidente di “Coscienza svizzera” (gruppo di riflessione, studio e informazione nato con l’obiettivo di affrontare temi d’attualità sui cambiamenti in corso nella società contemporanea) ha aperto l’incontro svoltosi ieri, mercoledì 30 maggio 2007, al Centro Svizzero di via Palestro.
Un appuntamento organizzato per presentare alla stampa oltre che ad autorità del territorio elvetico e lombardo gli atti del convegno “AlpTransit 2016: verso nuovi equilibri territoriali”, svoltosi a Bellinzona a fine ottobre dello scorso anno. Un argomento, come le relazioni all’incontro milanese hanno dimostrato, di quanto mai schiacciante attualità.
«Fra non più di 10 anni – ha sottolineato David Vogelsanger,
console generale di Svizzera a Milano – la tratta Milano-Zurigo sarà percorribile in un arco di tempo ridottissimo. Una straordinaria conquista dei tempi moderni, e ancora più importante perché raggiunta senza alcun appoggio finanziario da parte dell’Unione Europea. La Lombardia – ha proseguito il console – con grande piacere della Confederazione Elvetica si sta ora impegnando attivamente per raccogliere interesse e favori per quest’opera straordinaria. Speriamo che anche l’Italia faccia presto lo stesso, perché il futuro economico e finanziario dei nostri due Paesi passerà anche da qui».
Della stessa opinione anche Marco Borradori, consigliere di Stato del Canton Ticino e direttore del Dipartimento del territorio, che ha ribadito la necessità per l’Italia di sviluppare una rete di trasporti su ferro ad alta velocità «che non sia unicamente indirizzata da Milano verso il sud, ma che possa proseguire anche verso la Svizzera e dunque il nord e il cuore dell’Europa».
Presente all’incontro anche l’Assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo, che ha espresso la propria gratitudine agli elvetici «per questo tunnel nato con risorse solo di matrice svizzera ma che farà il bene di tutta l’Italia». Fra i dati portati da Cattaneo, alcune conferme con riferimento alla tanto attesa bretella Arcisate-Stabio, oggi conclusa e al vaglio del CIPE nel suo progetto definitivo. «E che – ha ribadito Cattaneo – avrà importanti risorse economiche a disposizione già dal 2007».
Fra gli altri progetti in fase di completamento e ricordati
dall’assessore regionale, il terzo binario sull’asse Rho-Gallarate e l’accordo (già siglato) anche con ANAS e Provincia di Varese per l’accessibilità a Malpensa. Senza dimenticare, ovviamente, il Lötschberg, destinato, come ha sottolineato anche Robi Ronza, delegato alle Relazioni Internazionali del Presidente della Regione Lombardia, «ad essere per il futuro un interessante alleato del Gottardo», e ancora più indispensabile considerando il ritardo ormai già accumulato dal ben noto “corridoio 5” in Val di Susa. «Mi insegnano i miei giovani studenti universitari – ha raccontato Remigio Ratti, professore all’Università di Friburgo – che dare nuovo impulso allo sviluppo di mezzi e vie di comunicazione significa al contempo rilanciare la vita economica, politica e sociale dei territori da tali linee attraversati. In Italia, da questo discorso – e la situazione della Val di Susa ne è lampante dimostrazione – si è lontani anni luce».
Nuovi “corridoi” transalpini e potenziamento delle tratte esistenti, dunque, il futuro più o meno prossimo dei trasporti insubrici. Ma realizzabile solo a patto di un radicale cambio di mentalità. Una riflessione condivisa anche da Cattaneo, e che – tutti si augurano – potrà forse diventare fonte d’ispirazione anche nelle sfere più alte del Bel Paese. Insieme con le modalità con cui AlpTransit, in Svizzera, è stato realizzato: e cioè a seguito di un referendum popolare e seguendo un percorso – perché anche questo è possibile – quasi interamente sotterraneo.
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