40 progetti per l’innovazione socio sanitaria: alla LIUC un convegno per fare il punto sull’evoluzione del sistema

Mercoledì 3 dicembre saranno presentati i progetti candidati alla call lanciata dall’Osservatorio PERFORMA che ha misurato l’efficacia delle soluzioni adottate dalle ASST lombarde

casa di comunità busto arsizio

Una popolazione sempre più anziana e cronica. La fotografia dell’Italia sta portando a un cambio radicale dell’assistenza socio sanitaria. Soprattutto in Lombardia, regione che ha costruito un modello molo centralizzato sull’offerta ospedaliera, tornare a guardare al territorio e alla prossimità è un obbligo irrinunciabile. Lo è per garantire una maggiore sostenibilità del sistema ma lo è anche per migliorare la presa in carico e il benessere della popolazione.

Dopo l’esperienza del covid e grazia ai fondi PNRR, si è definita una nuova organizzazione il cui cuore è l’integrazione assoluta tra ospedale e territorio con la presa in carico della cronictà.

Mercoledì 3 dicembre l’università LIUC di Castellanza ospiterà il convegno “Best Practices Socio-Sanitarie in Regione Lombardia: misurare per innovare”, promosso dall’Osservatorio PERFORMA della LIUC Business School.

Un appuntamento che racconta e valorizza le progettualità innovative presentate dalle Direzioni Socio-Sanitarie di 25 ASST lombarde e da ATS Insubria, in linea con le trasformazioni richieste dal DM 77/2022 e sostenute dal PNRR.

Il ruolo dell’Osservatorio PERFORMA

«Il nostro obiettivo – spiega Emanuele Porazzi, direttore dell’Osservatorio sulle Performance Organizzative Sanitarie e Socio-Sanitarie – PERFORMA – è diventare un punto di riferimento per la misurazione e l’analisi della performance organizzativa in ambito sanitario e socio-sanitario. Usiamo un approccio scientifico, rigoroso e multidimensionale, coinvolgendo direttamente i professionisti del settore».

PERFORMA ha accompagnato e supportato il lavoro delle ASST nella candidatura di 40 progetti innovativi nell’ambito della call “Best Practices Socio-Sanitarie in Regione Lombardia”, con l’intento di misurare concretamente l’efficacia delle iniziative promosse.

Integrazione ospedale-territorio e il modello DM77

«Il cuore della trasformazione – ricorda Porazzi –  è l’integrazione tra sanitario e sociale, secondo le linee guida del DM 77, che ha introdotto una nuova architettura dell’assistenza territoriale. Le COT (Centrali Operative Territoriali) dovranno diventare la vera regia che garantisca passaggi adeguati e protetti dall’ospedale al territorio».

Tra i temi centrali emersi nei progetti vi è la presa in carico delle cronicità: «Oggi il 40,5% della popolazione soffre di patologie croniche e la percentuale è destinata a salire – sottolinea Porazzi –. Intorno ai 60 anni arriva spesso la prima cronicità. Un ricovero ospedaliero per questi pazienti costa in media tra i 600 e gli 800 euro, mentre sul territorio si possono organizzare interventi più sostenibili ed efficaci, anche grazie alla telemedicina».

I progetti delle ASST: dai servizi domiciliari all’innovazione digitale

I 40 progetti presentati si articolano in diverse aree: assistenza domiciliare e infermieristica di famiglia; promozione della salute e prevenzione; percorsi integrati di accesso e presa in carico (anche nei Pronto Soccorso); sviluppo della telemedicina, soprattutto in aree montane; innovazioni nei flussi informativi e sistemi di monitoraggio; esperienze nei territori e nelle RSA con nuovi modelli organizzativi; attività di comunicazione e coinvolgimento della popolazione (es. giornate aperte, sportelli informativi)

Alcune progettualità sono già operative, con misurazioni ex ante ed ex post in termini di efficacia, sostenibilità e impatto. Altre, pur essendo strutturate, sono ancora in fase iniziale e saranno presentate in forma di poster.

Il futuro dell’assistenza territoriale

Il convegno rappresenta anche un’occasione per fotografare lo stato dell’arte del sistema sanitario lombardo: «Siamo a circa due terzi del percorso riorganizzativo – osserva Porazzi – ma ci sono ancora fragilità, come la carenza di medici di medicina generale nelle Case di Comunità. Gli specialisti ci sono, ma manca spesso la figura che coordina la presa in carico».

Un’altra sfida riguarda il fascicolo sanitario elettronico, che attualmente raccoglie solo il 75% delle informazioni: «Con una visione clinica e sociale integrata, potremo dare risposte più complete e personalizzate».

Il lavoro di rete e il confronto fra le realtà territoriali sono fondamentali: «Vogliamo costruire un patrimonio di best practices, condividere know-how e soluzioni replicabili – conclude Porazzi –. Dal prossimo anno apriremo la call anche ad altri attori con l’idea di diventare un polo di scambio a livello nazionale».

«Quello in atto è, culturalmente, è un passaggio epocale – commenta il direttore dell’osservatorio – e ci riguarda sia come operatori sia come cittadini. Non siamo ancora pronti ma, con un modello collaborativo e di misurazione, è possibile superare impasse e difficoltà».

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Pubblicato il 02 Dicembre 2025
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