Diritto penale dell’economia: a cosa serve?
Dopo i casi americani Enron, Worldcom e italiani Parmalat e Cirio, il professor Zanchetti, preside di giurisprudenza, giudica il sistema giudiziario
Era già una regola al tempo degli antichi
egizi. Un popolo civile, che vive in modo democratico, ha
bisogno di un diritto penale per difendersi. Il potere deterrente di una
punizione ha sempre avuto, quindi, una sua ragione condivisa, anche se esiste qualche dubbio
sull’effettiva consapevolezza dei rischi che si corrono quando si delinque.
Discorso uguale vale nel mondo
dell’economia, dove il potere dissuasivo di una punizione, se si commettono
illeciti che danneggiano terzi o il mercato, è tanto più importante in quanto
gli autori sono più consapevoli dei "rischi".
Questo il tema centrale della prolusione della cerimonia di
inaugurazione dell’anno accademico alla Liuc affidata al professor Mario
Zanchetti, preside della facoltà di giurisprudenza.
«Il criminale dal colletto bianco – ha
affermato il professor Zanchetti – ha una fortissima propensione al rischio e
un altrettanto caratteristico eccesso di autostima. Una sorta di narcisismo
patologico che si ritrova in Sindona che diceva e credeva di aver salvato
l’Italia dal comunismo anche quando era evidente che era semplicemente scappato
con la cassa».
Per contenere i "delitti
economici" la giustizia penale non basta: i casi Cirio e Parmalat ne sono
un esempio eclatante: « Ben 35.000 parti civili si sono costituite nel caso
Parmalat e
quello Cirio. Siccome la procedura prevede ad inizio seduta l’appello di tutte
le parti coinvolte, avete un’idea di cosa significhi?».
La giustizia ordinaria penale, secondo il
professor Zanchetti, non può sostenere da sola il compito dissuasivo, la mole
di lavoro fa implodere il sistema dal punto di vista delle risorse ma anche dei
fondi. Ecco allora che il sistema ha ideato dei segnalatori civili, figure
pensate per controllare il regolare svolgimento dell’attività imprenditoriale.
A livello pubblico c’è
Consob
però, che si sono dimostrate altamente deficitarie proprio nei due casi sopra
citati, così come nel caso Fiorani, Ricucci, Consorte.
Il difetto principale per il preside di
giurisprudenza della Liuc è innanzitutto l’apparato normativo che risale ai
primi anni ’40, ma anche ai tentativi confusi, parziali e disomogenei di
svecchiarlo. Oggi, gran parte del diritto penale dell’economia è figlio diretto
della ratifica di Direttive comunitarie o di convenzioni internazionali che
vengono recepite pedissequamente. In Italia, inoltre, assistiamo alla nascita
della terza generazione del diritto penale dell’economia con una serie di
riforme che procedono in ordine sparso: « La riforma del diritto della società è
datata gennaio 2003, la riforma del diritto penale societario è stata
introdotta con la legge 62 del 2002, la riforma del diritto penale fallimentare
è ancora in fieri. Nel caso del diritto societario, quindi, la riforma delle
fattispecie penali è stata scritta ed è entrata in vigore prima che fosse
completata l’approvazione delle norme civile sottostanti con inevitabili difetti
di coordinamento. La tecnica legislativa adottata si può ben definire
"d’occasione"».
Per limitare danni ulteriori, il professor
Zanchetti auspica una riforma organica che ricomprenda non solo la materia
penale ma anche quella civile e quella amministrativa, circoscrivendo la
responsabilità penale ai soli casi rilevanti in modo da non ingolfare il
sistema giudiziario: «Occorre sistematicità dell’intervento nazionale ed
internazionale, che non vuol dire uniformità, ma confezioni su misura»
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