Una casa via da Malpensa: “Date la precedenza a chi vive da anni con gli aerei sulla testa”

Si scatena una piccola lotta tra i "delocalizzati" mentre su Tornavento (e non solo) incombe l'ipotesi della terza pista

Vivere con gli aerei sopra la testa. In una situazione che giorno dopo giorno diventa sempre più insopportabile, che logora i nervi. Attendere da mesi una casa nuova, lontano dalle piste e dagli aerei e vederla assegnare a qualcun altro, magari meno esasperato, ma che possiede i requisiti previsti dalla legge.  
Il progetto di terza pista per l’aeroporto di Malpensa è stato reso pubblico dal Mitre (immagine a sinistra), la società americana che lo ha elaborato su mandato di Sea. Parco del Ticino, enti locali e Wwf, oltre ai sindacati, hanno manifestato la propria contrarietà, almeno fino a quando non verrà fatta una serie e ufficiale valutazione d’impatto ambientale. In mezzo a tutto ciò, ci sono le storie personali di chi ha vissuto sulla propria pelle una delocalizzazione e di chi non ha ancora ricevuto il via libera e gli indennizzi per potersi trasferire lontano dal rumore e dall’inquinamento. In attesa che il secondo bando sia attivato (mancano ancora le firme dei ministeri competenti), a Lonate Pozzolo, uno dei tre paesi interessati insieme a Ferno e Somma Lombardo, è stato ricostituito un comitato, per dare voce ai residenti in attesa di essere delocalizzati. 
 

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Presidente del comitato lonatese è Angelo Piccolo, residente in via Vittorio Veneto 59, nel condominio San Rocco, fatto di 14 unità abitative, 8 delle quali già in possesso della Regione, mentre le restanti sono in attesa di ricevere gli indennizzi dal Pirellone: «Il nostro obiettivo – spiega Piccolo, tra un atterraggio di un aereo e l’altro -, è quello di difendere gli interessi di chi, come la mia famiglia, è residente in un’area classificata ad alto inquinamento acustico, ma con il primo bando non si è potuta trasferire. Ora hanno tolto i requisiti di residenza: chi è in possesso di una casa dal 1999 può fare richiesta, ma le graduatorie andranno a lotti. In sostanza se un lotto intero viene liberato, i possessori di case, anche se non residenti, hanno la priorità. Noi vogliamo che vengano privilegiati i residenti». C’è anche chi, come il signor Carlo Bottini, ha rifiutato di trasferirsi: «Ho visto nascere la mia casa, per 30 anni ho vissuto a Lonate, andare via vorrebbe dire ricominciare – spiega – e alla mia età (70 anni, ndr) non è facile».  

Sul condominio di via Vittorio Veneto, circondato da altre case che sono state abbandonate in seguito al primo bando di delocalizzazione (150 persone si sono già trasferite, 180 attendono il via libera), gli aerei in atterraggio passano a ritmo costante: «Anche di notte – continua Piccolo -, contravvenendo ad ogni tipo di regola. I cargo ci passano sopra la testa ad ogni ora. Io ho dovuto blindare le finestre (foto): d’inverno, quando stanno chiuse, si riesce a vivere, ma d’estate non riusciamo a parlare tra di noi. Il tetto del condominio inoltre è stato scoperchiato tre volte, e come il nostro anche quelli di altri stabili. C’è poi il fattore pericolo, di cui nessuno tiene conto: dagli aerei, d’inverno, si staccano pezzi di ghiaccio, che mettono in pericolo l’incolumità degli abitanti delle aree intorno all’aeroporto».  

Potrebbe esserci anche un ulteriore sviluppo della vicenda. Nel caso infatti che il progetto della terza pista diventi realtà, non solo una bella fetta di Parco del Ticino (330 ettari di terreno, nei pressi della dogana Austro-Ungarica) verrebbe distrutta, ma anche buona parte di Tornavento, frazione lonatese non interessata al momento dal rumore e dall’inquinamento provocato dalle piste, dovrà essere delocalizzata: gli aerei passerebbero infatti sopra le teste degli abitanti. Nella zona si continua però ad edificare: palazzine nascono come funghi, prossimamente verrà costruita anche una farmacia comunale. Tutto in regola: i permessi ci sono, le autorizzazioni anche. La zona è molto appetibile, i prezzi buoni e gli aerei, oggi, non costituiscono un problema. Bisognerebbe spiegarlo a chi, fra quanto non si sa, potrebbe essere delocalizzato. Per non parlare delle famiglie (tre, secondo i dati forniti dal Comune) che dalle aree di Lonate Pozzolo e Moncucco, all’interno delle curve "isofoniche", si sono trasferite a Tornavento, zona residenziale immersa nel verde e lontana dal rumore. Per ora.  

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Pubblicato il 20 Novembre 2006
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