Medea: in trecento alla festa di fine anno
La scuola di via Tagliamento ha festeggiato con amici e parenti la chiusura dell'anno, dando un saggio delle tantissime attività realizzate

In trecento hanno partecipato alla festa di fine anno della scuola elementare Medea. Tutti, o quasi, i genitori dei 130 bambini che per un anno hanno studiato, imparato, creato, scrivendo un capitolo importante della loro vita.
Nei corridoi, nelle classi, nei laboratori sono esposti in bella mostra i risultati di un duro lavoro, affrontato con passione e divertimento. Nel secondo quadrimestre i piccoli "aristi" hanno lavorato al riciclaggio: dalla discarica ma anche dalle cantine dei privati, dai depositi dei mobilieri, persino dai rifiuti dell’ospedale sono uscite decine di oggetti ormai consunti che sono ritornati a vivere e che ora sono pronti a una seconda vita.
Vasi, sottovasi, un cassettone, panche, borse, bicchieri, catalogatori, plaid colorati sono in vendita per ricavare fondi da mettere a disposizione della scuola e delle sue tante attività.
Il giardino ben curato, con tante piante accudite dagli stessi bambini, accolgono i visitatori che giungono in via Tagliamento, dentro i piccoli artisti intrattengono le famiglie con recite, canti e balli imparati nel corso del laboratorio di teatro: « Con un consulente specializzato – ci spiega la maestra Conni – abbiamo individuato percorsi musicali adatti alle diverse classi. I bambini di quinta, che cominciano a confrontarsi con il proprio corpo, hanno lavorato molto sull’espressività e la danza. Gli alunni delle quarte, che hanno maggiori difficoltà nella concetrazione, hanno lavorato sul mimo, prestando attenzione a coordinare musica e gesti».
Sui muri interni fanno bella mostra 4 pannelli disegnati dai bambini sul tema, scelto da loro, del futuro: due sono stati realizzati dagli studenti del liceo artistico, ma gli altri due sono stati disegnati e colorati dai piccoli di quarta e quinta con un risultato di valore assoluto.
A stupire, comunque, sono proprio gli oggetti ricreati sapientemente dai giovani artigiani che hanno prima "scarteggiato", poi restaurato un cassettone antico e due cassoni, oggi fiori all’occhiello dell’intera mostra. Tecniche, accorgimenti, pratiche apprese sui banchi di scuola che rimarranno sempre con loro, al di là delle strade che sceglieranno in futuro.
Una scuola che non vuole essere semplicemente centro culturale ma che vuole affermarsi come scuola di vita.
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