La maratona come lezione di vita: al Newton di Varese la storia di Carlo Airoldi incanta gli studenti

Quarto incontro verso l’EcoRun 2026: una mattinata dedicata al sacrificio e alla resilienza. Tra il mito di Filippide e l’impresa dell’operaio varesino, un invito ai giovani a non arrendersi davanti alle fragilità

Generico 30 Mar 2026

Non è stata solo una lezione di storia dello sport, ma un vero e proprio “allenamento” alla vita. Questa mattina, lunedì 30 marzo, l’Aula Magna “Mentasti” dell’ISIS Newton ha ospitato il quarto appuntamento di avvicinamento alla 7ª edizione di EcoRun Varese (prevista per il 25 e 26 aprile). Protagonista dell’incontro è stata la figura di Carlo Airoldi, l’atleta varesino che nel 1896 percorse a piedi la distanza da Milano ad Atene per partecipare alla prima Olimpiade moderna, raccontata dal professor Francesco Adragna, docente di scienze motorie del Liceo E. Cairoli di Varese e autore dell’evento.

La corsa come metafora dell’esistere

L’incontro ha trasformato la disciplina del fondo in uno strumento educativo. Citando la “locomotiva umana” Emil Zátopek — «Se vuoi correre un miglio corri un miglio, se vuoi correre un’altra vita corri una maratona» — l’intervento ha messo a nudo il rapporto intimo tra volontà e limite.

Ai ragazzi è stato spiegato che la corsa è un dialogo senza filtri con sé stessi: non ci sono avversari da incolpare o strategie che possano sostituire il sacrificio. Come ricordava il grande Pietro Mennea: «La fatica non è mai sprecata, soffri ma sogni». Un messaggio potente per una generazione che spesso si misura con la velocità del risultato digitale, dimenticando il valore della costanza e della pazienza.

Da Filippide a Kathrine Switzer

Il racconto ha ripercorso le tappe leggendarie della maratona, toccando momenti di riscatto universale:

L’emerodromo Filippide e le origini del mito;

La sconfitta morale diventata vittoria di Dorando Pietri a Londra 1908;

La battaglia per la parità di genere di Kathrine Switzer, prima donna a Boston nel 1967;

L’oro olimpico di Gelindo Bordin a Seul 1988.

Il sogno di Carlo Airoldi

Il cuore della mattinata è stato il reading di 40 minuti dedicato a Carlo Airoldi, un racconto arricchito da musica e immagini. La sua è la storia di un uomo giudicato dalle apparenze, un operaio che ha sfidato l’Europa e i pregiudizi del tempo per inseguire un sogno.

«Vincere non significa sempre arrivare primi», è stato il messaggio finale del professor Adragna consegnato agli studenti. In un mondo che premia l’efficienza immediata, la vicenda di Airoldi insegna che la grandezza risiede nel coraggio di partire e nella dignità di continuare a correre, anche quando il traguardo sembra allontanarsi. Perché, in fondo, non siamo ciò che sappiamo fare, ma ciò che scegliamo di diventare affrontando la maratona della nostra esistenza.

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Pubblicato il 30 Marzo 2026
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