Creme solari, servono etichette chiare!
La Commissione europea lancia l’allarme e chiede un’etichettatura semplice e standardizzata
Con l’arrivo dell’estate, la Commissione europea ha deciso di porre fine a diciture poco chiare, se non sbagliate, sulle etichette di creme e lozioni solari. L’obiettivo è quello di raggiungere un accordo con le industrie del settore che permetta di avere, a partire dal 2007, delle etichette chiare e standardizzate. Oggi non ci sono infatti regole uniformi ed usando una crema solare a "schermo totale" il consumatore può avere l’impressione, sbagliata, di essere completamente protetto dai raggi ultravioletti, mentre questo è tecnicamente e scientificamente impossibile. Inoltre, il fattore di protezione si riferisce principalmente ai raggi UVB, che sono causa delle scottature, e non a quelli UVA, che provocano invece l’invecchiamento e possono contribuire ad aumentare il rischio di cancro alla pelle. Al momento non esistono, fra l’altro, metodi di prova uniformi per comparare i diversi indici ed ogni fabbricante utilizza il proprio metodo.
«La situazione attuale è insostenibile», ha dichiarato il commissario all’impresa e all’industria GünterVerheugen, sottolineando che «la soluzione consiste in una raccomandazione mediante la quale l’industria si impegni ad etichettare i prodotti per la protezione solare in modo corretto, per dare ai consumatori un’informazione chiara e coerente». La commissione vorrebbe pertanto delle nuove etichette in cui il consumatore non trovi più scritte come "schermo totale", ma indicazioni omogenee sull’indice di protezione e, soprattutto, spiegazioni chiare su come utilizzare creme e lozioni. Ricordiamo che queste sono solo uno degli "elementi di protezione" e che altre precauzioni restano valide: evitare l’esposizione durante le ore più calde della giornata, indossare indumenti protettivi, occhiali da sole e cappelli e che i neonati non dovrebbero essere esposti alla luce diretta del sole.
In un settore, quello dei prodotti solari, che costituisce in Europa un mercato importante, (con un giro d’affari di 1,3 miliardi di euro), ed in costante crescita (nell’ultimo anno le vendite hanno registrato un aumento del 4%), l’UE vuole quindi arrivare a stabilire delle regole precise e, soprattutto, delle diciture uniformi, a vantaggio non solo del mercato, ma soprattutto dei consumatori.
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