Mario Androni era un semplice
L'imprenditore e patron ciclistico è scomparso all'età di 84 anni. Il ritratto di Lorenzo Franzetti: "Un passista di lago, una figura paterna per i suoi corridori. L'ultimo patron romantico di questo sport"
(d. f.) Il ricordo di Mario Androni, imprenditore e grande sponsor del ciclismo scomparso il 10 maggio, tracciato da Lorenzo Franzetti. Nella foto in alto Androni è con Michele Scarponi, uno dei suoi corridori più amati. L’immagine è stata pubblicata dalla Fondazione che ricorda lo scalatore marchigiano.
Mario Androni era un semplice, nel senso più genuino, e la sua passione per il ciclismo era figlia di quella semplicità. Amore puro, nato da bambino, cullato da ragazzo, realizzato a suo modo, rispettando ed emozionandosi per la fatica che diventa impresa. Su pedali, come nella vita.
Ad Angera, per un bambino degli anni Quaranta, il ciclismo era un sogno costruito a immagine e somiglianza dei Coppi e dei Bartali: Mario era un tenace e aveva voluto provarci di persona, a fare il corridore. Aveva trovato squadra e consigli in una gloriosa società varesina, l’Edera Masnago. E indossando quella maglia biancoverde ci aveva provato: grande grinta, col piglio del passista, ma con un destino segnato. Per i giovani degli anni Cinquanta, fare il ciclista era il sogno che poteva cambiare la vita, per i vecchi in famiglia era invece una distrazione, una perdita di tempo che illudeva i giovani. C’era da lavorare, da costruire un’Italia nuova. E il destino di un buon passista di lago come Mario Androni era segnato. La sua passione si scontrò con un lavoro duro, alla Magnesia di Angera.
Il sogno, tuttavia, Mario Androni l’ha sempre inseguito e realizzato col tempo, non soltanto come un semplice sponsor, ma come figura quasi paterna per corridori e tecnici: inizialmente tra i dilettanti, poi nel mondo del professionismo. Con la tenacia del ciclista, Mario stava scalando montagne e facendo molta strada: da poverissimo operaio a imprenditore nel mondo dei giocattoli. Imprenditore che, grazie anche al suo intuito professionale sì, ma in fondo un po’ infantile, gli aveva portato a successi insperati: non con la bici, ma con Hello Kitty o con i mattoncini colorati, secchielli, palette e formine.
I giocattoli semplici sì, ma nel cuore aveva il ciclismo, quello semplice. La passione genuina lo faceva emozionare sempre di fronte alla fatica di un ciclista, di fronte al brivido di una volata, ma anche di fronte allo sconforto di una sconfitta.
Le squadre ciclistiche di Mario Androni erano fatte in primis di umanità, prima ancora che di numeri e risultati. E l’amicizia ha fatto la differenza, soprattutto con due tecnici importanti per il ciclismo italiano: Davide Boifava e Gianni Savio.
Un fratello maggiore, un papà o un nonno lo è stato negli anni per tanti corridori, gregari e capitani dal volto umano, da Bortolami a Simoni, da Ruyano a Pellizzotti, ma i talenti emersi dalle sue squadre sono davvero tanti.
La sensibilità di Androni, la sua umanità ha fatto sì che diventasse un riferimento, come già detto quasi paterno, per talenti in cerca di riscatto, campioni in difficoltà o finiti nella polvere per varie ragioni. Ed è così che da lui, ebbero grandi rivincite corridori dal cuore grande come, per esempio, Davide Rebellin e Michele Scarponi. E la loro successiva tragica fine, furono ferite dolorosissime anche per un passista di lago, seppure tenace, come Mario.
Androni è uno degli ultimi, forse l’ultimo, tra i patròn di un ciclismo romantico, un ciclismo che vive per amore, amore puro e genuino. E chi ancora nutre passione vera e genuina per questo sport non può che inchinarsi e rendere omaggio a questo personaggio. Semplice, umano per questo grande.
Angera, è scomparso Mario Androni, re dei giocattoli e mecenate del ciclismo
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