«Vogliamo trasformare Gallarate nella città degli amaretti»
Meno famosi di quelli di Saronno ma altrettanto gustosi. I pasticceri della città aspirano a un marchio per il loro prodotto più antico
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Quando i denti affondano nella sua pasta lui non si sbriciola, non fa come il suo più famoso cugino – l’amaretto di Saronno – ma si lascia modellare piano piano, fino a scivolare nel palato. E’ una storia operaia quella dell’amaretto di Gallarate. Stessi ingredienti di quello di Saronno, ma lavorazione diversa. Lo fecero così, circa 80 anni fa, per cambiandogli i connotati, per distinguerlo, dopo aver copiato la ricetta. Eppure, per un complesso di inferiorità con l’illustre vicino, non è mai diventato un prodotto industriale. Questa scarsa commercializzazione potrebbe però oggi rivelarsi un bene. Qualche gallaratese sta cercando infatti di trasformalo in un marchio, per esaltarne la caratteristica di prodotto artigianale. Se lo meriterebbe, perché il suo impasto di zucchero, albume, mandorle e mandorle amare è una delizia. E poi c’è la curiosa forma a guscio. Tutti elementi distintivi che potrebbero dare a questo prodotto finalmente un volto. Perché no? |
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