Sessant’anni fa la bomba atomica
Era il 6 agosto 1945. Dall'Enola Gay, un B-29 americano, venne sganciata Little Boy, la prima bomba atomica usata per vincere una guerra. Il 9 agosto Nagasaki
Little Boy e Fat Man. Due nomi insignificanti. Fino a sessant’anni fa, quando la macabra ironia della guerra costrinse tutta l’umanità ad associare questi due nomignoli alle prime, e fortunatamente uniche, bombe atomiche sganciate dall’uomo come atto di guerra. Era il 6 agosto 1945 e dall’aereo Enola Gay, un B-29 statunitense, alle 8.16 ora americana, venivano sganciati 4 tonnellate di peso per 3 metri di lunghezza sotto forma di bomba atomica. Hiroshima, una tranquilla città giapponese, venne investita da un fungo di 13 chilometri, visibile addirittura a 500 km di distanza. Risultato: 70 mila morti immediatamente, altrettanti nei mesi seguenti, non si saprà mai quanti in totale, impossibile una stima esatta. Tre giorni dopo, il 9 agosto, la stessa sorte toccherà a Nagasaki. Il Giappone depone le armi, l’imperatore Hirohito impone la sua volontà ai recalcitranti ufficiali delle forze armate giapponesi, il 2 settembre si firma la resa incondizionata: la guerra è finita.
La decisione di sganciare la bomba atomica venne presa da Harry Truman, presidente Usa da pochi mesi. Sulla scelta si scatenarono da subito una selva di polemiche: gli studi per arrivare alla bomba, il famoso “Progetto Manatthan”, costarono tempo e denaro in quantità industriali, il Giappone era l’unico baluardo dell’Asse che resisteva dopo il crollo di Germania e Italia. Poi c’è l’aspetto razziale, mai abbastanza approfondito. A sessant’anni di distanza il tempo delle domande non si è ancora chiuso, ma prevale l’esigenza di ricordare i morti, denunciando una scelta che ha cambiato la sorte di tutto il mondo per molti anni a venire. La guerra fredda infatti cominciò nel preciso istante nel quale Little Boy venne sganciata: il mondo si spezzò in due, la paura dominò la vita di tutti per decenni. Il prezzo pagato dal Giappone alla tecnologia militare fu immenso, i morti e la degenerazione cellulare si rincorsero per anni dopo le due bombe atomiche.
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